ELOGIO DELLA MANO

prof. Bellini, Accademia Belle Arti Milano

Osservare Tiziano Reversi all’opera, mentre plasma le proprie forme modellando, battendo e incidendo l’argento con perizia rara, è un’esperienza particolare. In grado di offrirti – è proprio il caso di dire: su un piatto d’argento – l’emozione dell’arte che suscita dal nulla nuove entità.

E’ un insegnamento che unisce il piacere del fare e il godimento dell’arte a un investimento cognitivo del mondo sensibile, che rischia di identificare quest’artista del cesello in una personificazione mitopoietica, ad un tempo una personificazione di Dafne e del Centauro. Egli, difatti, sembra dire assieme al Focillon (èloge de la main, 1943), che la presa di possesso del mondo esige una sorta di fluido tattile. Lo spazio che si misura con la mano assume così tutta la sua complessità, la sua straordinaria vitalità educatrice. Ne basta. Le mani esperte di Reversi manifestano, in questo loro fare ad arte che riconosce entità come la superficie, il volume, la densità, il peso delle cose, dell’intero creato, tra le dita, che sa bilanciare e armonizzare geometria e matematica a fantasia e varietà, una familiarità tale con gli utensili atti alla lavorazione del prezioso metallo che può stupire, riattualizzando un’intera parabola storica; una parabola che, personalmente, mi riconduce alla perizia magica esibita da tutti coloro i quali, tanto quanto Reversi, manifestano nel proprio fare un’esecuzione che ha del miracoloso, sommando virtuosismi miniaturistici a un senso del monumentale assai raro, un’attenzione per la materia pari al fantasticare della forma. Quella stessa forma rilasciata magistralmente da questo creatore in suoi recentissimi e anzi attuali gioielli, due preziosi anelli scolpiti da tralci simbolici richiamanti istanze universali; due anelli che si uniscono (a voler rappresentare l’unione sentimentale della donna e dell’uomo attraverso la vita affettiva, l’unico legame che non si spezza o logora) e riescono anche a dire, a lor modo, che la vita può ricevere dall’arte i suoi più profondi, speciali e fecondi nutrimenti. Nell’atelier di Tiziano, pertanto, si esplicitano le divinazioni della mano. Tanto quanto Gauguin, – lo dico senza esagerazione alcuna –

Tiziano Reversi si pone, in questo suo fare, all’inizio del mondo e alla fine di una civiltà, che egli non rifonda come fece il titanico pittore ma invece vuole e sa rinnovare, per offrirla alle generazioni future. Proprio perché attraverso le proprie mani, attive nella materia, capaci di parlare tramite la lavorazione dell’argento e dell’oro, audacemente uniti come accade in araldica soltanto per i simboli del Santo Sepolcro e nel nome del Cristo, Tiziano Reversi sa rendere visibili gli accordi più delicati, le relazioni più sottili, dando forma alla sapienza di un fare che è anche un essere.

Ma chi è Tiziano Reversi? Formatosi in Trentino Alto Adige, una terra che risente ancora dell’eredità della grande Vienna secessionista, si è trasferito ancora assai giovane, d’incirca trent’anni, – dopo avventurose vicissitudini – a Milano, prendendo dimora e bottega in quella porzione di Milano che ricorda ancora Leonardo. Tiene bottega e laboratorio, difatti, presso la sponda nobile d’uno dei due magnifici Navigli dove, non di rado, lo vado a trovare.

E qui offre lo spettacolo del suo magistrale lavoro a chiunque, passando, desideri starlo a guardare nel mentre, sotto i suoi occhi stupefatti, va costruendo una forma a regola d’arte, una meravigliosa forma come questo anello che unisce due anelli o anime gemelle, complementari: una autentica promessa amorosa. Poiché l’arte è amore.

http://WWW.REVERSI.IT


Prof. Rolando Bellini

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