Nelle fotografie di Mollica il ritmo lineare è cristallino, la luce non proviene quasi mai dall’esterno ma si fonde con la materia degli edifici e con il colore.

Di fronte alle immagini, non bisogna chiedersi di che cosa si tratta ma lasciarsi guidare perché il fotografo ci invita a compiere il suo stesso percorso visivo che non altera nulla ma semplicemente sa osservare la realtà da tutti i possibili punti di vista.

 
Per quanto realizzi composizioni che hanno il rigore in genere ottenuto da riprese in banco ottico, Piero Mollica preferisce lavorare con macchine di piccolo formato che gli consentono di muoversi con scioltezza per assecondare le sue ricerche.
Attraverso il mirino della sua reflex taglia, esalta particolari, crea prospettive inedite, sottolineando simmetrie che poi scompone attraverso l’obbiettivo.
Non c’è in queste opere l’inganno della manipolazione ma la volontà di affascinare l’osservatore e condurlo là dove non se lo sarebbe aspettato.
Di fronte alle dimensioni sempre più titaniche delle nuove architetture, alle curve e ai volumi sezionati e ripiegati su se stessi, l’uomo avverte invece la propria esclusione; respinto all’indietro, si specchia nella propria assenza.

Ancora una volta l’occhio diventa protagonista, essere al posto giusto nel momento giusto non potrà mai essere replicato!

In collaborazione con

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here