Giorgia Cuttini
Ha iniziato danza classica all’età di 5 anni e da quel momento non ha mai smesso di ballare. A chi le chiedeva cosa avrei voluto fare da grande rispondeva “La ballerina” e così è stato.

Ha studiato, lavorato e fatto della sua passione per la danza il suo unico mestiere, prima come ballerina ed interprete, ora come insegnante e coreografa.

La danza l’ ha sempre aiutata ad esprimere tutto quello che nella vita reale non riusciva ad esternare, i conflitti interiori o le emozioni che molto spesso rimangono chiuse dietro alla facciata.

Ballare la rende libera e in sintonia con il resto del mondo.
La sala danza, il teatro, l’odore del legno, la sbarra sono i miei elementi, non potrei vivere senza.

Cerca di far arrivare ai suoi allievi tutta la sua passione e il profondo rispetto che ha per questa form di arte.
Contrariamente a quanto si possa immaginare, Giorgia è sempre stata una persona fuori dagli schemi, ha avuto un passato burrascoso ma la danza le è sempre stata a fianco e è stata un ottima consigliera.

Devo molto alla danza…

Da alcuni anni ha deciso di intraprendere un percorso concettuale differente. Cerca di affrontare, attraverso le sue coreografie sempre temi difficili e a volte scomodi.
Sente il bisogno di raccontare attraverso la sua arte le sue esperienze i suoi movimenti il vissuto ed arrivare a coinvolgere i suoi allievi, a farli ragionare, in un mondo dove parlare è sempre più difficile forse la danza ha il poter di mettere in contatto le persone.
E’ arrivata al Parco di S.Osvaldo per un’esigenza sua personale, voleva raccontare questo luogo senza i soliti stereotipi.

E’ rimasta colpita dalla serenità che ritrovava dentro di se ed ha pensato di riprodurre tutte queste sensazioni positive in un lavoro più ampio.
Ha iniziato a frequentare il Parco in maniera assidua e da tutto questo sono nate delle meravigliose foto effettuate da Ivan Quaiattini e Riccardo Modena che volevano raccontare il luogo, i luoghi di dolore, in maniera completamente diversa, attraverso l’eleganza delle ballerine o attraverso la sua figura.

La Mente che Danza la performance in scena durante la sesta edizione dell’Arte non Mente è questo e molto di più, c’è Giorgia, la sua anima, le sue paure, le sue sofferenze e le sue gioie, c’è il suo profondo rispetto per questo luogo e la rabbia per cosa ha rappresentato per molto tempo.

  

Un’omaggio alla diversità, perché in fondo, siamo tutti un pò speciali e non dobbiamo averne paura.

Pubblicato in collaborazione con

L’Arte non Mente

Duemilauno Cooperativa Agenzia Sociale – CIDR Udine