Regina Blues è un romanzo corale che racconta di un momento cruciale nella vita di ventidue personaggi e nell’esistenza di una città, Regina, che dovrà risorgere dalle sue ceneri. il racconto di una morte e di una rinascita, un omaggio alla resistenza degli esseri umani. Incontro ravvicinato con l’autore abruzzese Antonello Loreto

A cura della redazione di Free Magazine

Parlaci del significato di Regina Blues e di cosa ti ha inspirato a scriverlo
Regina Blues è un inno all’ottimismo. Attraverso le vicende di ventidue adolescenti dei quali racconto una giornata particolare, ho voluto alternare il gioco e la spensieratezza alla precarietà ed al dramma, un po’ come succede nella vita di ognuno di noi, adesso che ci penso. Il mio romanzo vuole essere un piccolo contributo alla ricostruzione morale di una comunità ferita da una tragedia, che prova a rialzarsi, nella speranza che la vita che verrà sarà migliore di quella precedente.

Ho letto che hai impiegato tre anni per scriverlo. Come ci si sente quando si finisce un libro? Che tipo di sensazione è? E’ come la fine di un rapporto o più come la fine (o l’inizio) di una festa? Illuminaci.
Come dico spesso, Regina Blues mi ha “prosciugato”. Ed e’ la prima volta che alla fine di una storia ho avuto un senso di svuotamento. Il contraltare è la gioia di vedere conclusa un’avventura che è passata attraverso gioie, rincorse, dolori, aspettative ma che oggi vede la luce. E’ la fine e l’inizio di una festa: la fine perché porti a compimento un lavoro complesso, l’inizio perché c’è l’entusiasmo di poterne parlare in pubblico, confrontandosi sui temi del libro.

Tanti personaggi, tutti molto ben descritti e variegati. Vorrei però che ci facessi un ritratto di Syd l’anima del tuo libro
Syd è ormai una sorta di alter ego letterario, perché lo stesso personaggio, anche se in un’altra fase della sua vita tormentata, è stato la voce narrante del mio romanzo d’esordio. E’ un omosessuale che vive la sua storia clandestina con Nico, in un modo più leggero del compagno. E’ l’arbitro della finale tra Santi ed Eroi, ed ha il compito di raccontarci dall’interno le vicende dei liceali protagonisti della storia, sia durante quella domenica particolare sia a trent’anni di distanza, quando i ragazzi sono diventati adulti.

Esiste un particolare scrittore che ha influenzato maggiormente il tuo stile? Ci sono anche scrittori contemporanei che apprezzi?
E’ molto difficile rispondere ad una domanda simile perché io leggo di tutto fin da ragazzino, per cui credo di essermi formato nel tempo un bagaglio molto vario, di averne fatto tesoro, e di averlo “trasformato” in uno stile personale. Alcuni mi hanno detto che il mio modo di scrivere ricorda un po’ Nick Hornby, ma lungi da me paragonarmi ad autori affermati, tanto più quando li adoro come in questo caso.

Citazioni a gogo. Cosa consiglieresti ai nostri lettori di ascoltare come sottofondo mentre leggono il tuo libro?
Nel libro sono riportati in momenti diversi una ventina di brani musicali, assai lontani tra loro per genere ed intensità. Tuttavia dal momento che la vicenda che racconto si cala alla fine degli anni ottanta, la maggior parte dei brani appartengono all’epoca e sono hit del momento, seppure trattasi sempre di brani pop, non dozzinali, abbastanza ricercati. Credo che se un lettore avesse la pazienza di creare una playlist con la musica citata nel romanzo, avrebbe una colonna sonora ideale d’accompagnamento.

Cita una parte di Regina Blues che ne possa bene esprimere l’essenza
C’è la parte finale del secondo capitolo, quello della partita, che è un brano nel quale la penna ha pesato parecchio. Ho provato a parafrasare una celeberrima poesia di W. Auden, riadattandola ai luoghi e alle persone narrate nel libro. Un testo molto toccante che ho inteso utilizzare (forse profanare) perché mi sembrava molto adatto al finale di quel capitolo:
«[…] Mettetevi le cuffie e seguite le note struggenti. Fatevi trasportare, liberate l’emozione. Vi accorgerete subito dell’effetto che fa. Vedrete i posti descritti, odorerete nitidamente i profumi di Regina, ritroverete persone, sguardi andati perduti nel tempo vi torneranno in mente e, con essi, le voci dei protagonisti di questa storia incredibile. E la tristezza, pian piano, lascerà spazio al sorriso. Alla bellezza e alla magia del ricordo. Ad una nostalgia a tratti malinconica, ma che ti fa sentire ancora vivo. E che dà colore alla speranza».

Chi è Antonello Loreto nella vita di ogni giorno? Quando ti svegli come capisci se è una giornata da lettore o da scrittore?
Sono una persona felice. E credo, guardandomi intorno, che sia già un gran bel successo. Sono contento di aver cambiato vita cinque anni fa, di scrivere per “mestiere”, di vivere storie e mondi paralleli, di alienarmi dalle storture e dalle brutture del quotidiano, di astrarmi dietro storie e personaggi di cui decido il destino. Quanto alla seconda parte della domanda è molto semplice rispondere perché avendo stabilito di far solo questo nella vita, ogni giorno alterno scrittura e lettura, per cui ogni mattina mi sveglio scrittore e lettore.

Presenterai Regina Blues? Dove?
Comincio il 27 ottobre a Pescara, presso la libreria Citylights, sia per un motivo scaramantico (da lì sono partiti anche i tour precedenti dei precedenti romanzi), sia perché nei tre anni di gestazione del libro è stata un “laboratorio” ed un punto di riferimento. Poi sarò a L’Aquila, Roma, Giulianova e Milano a novembre, a Catania, Reggio Calabria, Villanova, Montesilvano e Francavilla al Mare in dicembre, a Chieti, Palestrina, Udine, Torino, ancora L’Aquila, Lecce ed altre ancora nei primi mesi del 2019.

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