“Arte e Moda”

Vernissage: 14 Febbraio h. 18.30

Con la partecipazione di
Giorgio Gregorio Grasso

In occasione della Milano Fashion Week una rassegna collettiva di artisti contemporanei ispirata dal legame tra Moda e Arte, alla reciproca ispirazione e contaminazione creativa e alle comuni radici di artigianalità.

Gli artisti in esposizione sono Francesca Agrati, Alessandra Angelin, Massimo Angotti, Santo Caglioti, Silvia Capiluppi, Caro, Andree Cerello, Pieruigi Compagnoni, Simona Della Bella, Marina Ferrara, Paddy Mazel.

All’apertura della mostra, nel giorno di San Valentino, verrà esposto AMATE, il lenzuolo ricamato da 40 donne, nel corso della #StaffettadelFiloRosso.

L’opera d’arte collettiva è un messaggio d’amore verso le persone da cui ci si sente amate e un invito ad amare. Una suggestiva fiaccolata serale percorrerà il Naviglio Grande sino a raggiungere Arcadia Art Gallery.

L’appuntamento per partecipare alla fiaccolata e’ in Darsena alle ore 18,00.
Ad organizzare la performance ed il coinvolgimento di tutte le donne (il lenzuolo è stato passato di mano in mano in diverse città dal 6 gennaio al 14 febbraio) è l’artista e architetto Silvia Capiluppi, autrice di diverse performance in Italia e all’estero.

La presentazione critica di

Giada Eva Elisa Tarantino, Storico e Critico dell’Arte

È un concetto da permeare, “Arte e Moda”, titolo conferito alla Rassegna internazionale tenuta dal 13 al 24 Febbraio 2019, entro i lussuosi spazi dell’Arcadia Art Gallery in Milano; un’endiadi retorica, per chi come noi divampa ed il mondo misura con gli occhi dell’Arte, nell’intima consapevolezza che ad essa perfino la Moda – conturbante e coesivo, o lesivo, fenomeno totale -, sia creazione in fondo subordinata, solo susseguente. Nove Artefici di spessore compartecipano a tale riflessione, attraverso l’apporto di molteplici medium espressivi e manualità suprematiste ognuna nel proprio genere emblematica, inconciliabili dinamiche percettive che tuttavia nell’unicum della Rassegna costituiscono il tessuto emotivo esperienziale di un’Identità destrutturante che a più voci avvalora l’essenziale al di sopra di ogni orpello. Dove la Moda idealmente ci appare citazione dell’Arte – alla genesi, con Lola Prusac in Hermès, poi con Yves Saint Laurent, entrambi nelle rinomate Collezioni mondrianiane dello scorso secolo -, l’Arte stessa dalla Moda è invece da sempre celebrata; inglobate ora nel medesimo concetto, dunque come decontestualizzate, ed armonizzate entro le stupende Sale dell’Arcadia, “Arte” e “Moda” disvelano l’artigianalità quale trait d’union, la costruzione segnica e il congegno, la fibra che dalla vita intessiamo nel colore e nella materia, laddove il manufatto creato è corpo sottile e rituale plasmato ad Anima nuda, perché divenga coscienza. Pur centrifugo in quanto alterco d’un binomio, il percorso in Mostra trasmuta in reciproca geometria dell’istante: vedo l’ardenza pervasiva e commovente del sole fibroso di Santo Caglioti, per la ‘Tessut’Azione Spaziale’, e vicendevole ancestrale purezza volumetrica nei maiestatici monili coniati da Simona della Bella, per ‘IngranArt’, ciclicità temporale da eternare al tepore della pelle; la fibrillazione anagogica delle preziose concrezioni d’Opere plasmate da Marina Ferrara, la poiesi altamente sperimentale ed elegante di Alessandra Angelini con il tripudio percettivo a tre colori di ‘Vanità’, ed il tempo interno soffuso solcato da intenso, acrilico, stupore, nei toccanti Collage su tela di Pierluigi Compagnoni. Ed ancora, nel permeare “Arte e Moda”, il compendio della classicità applicato all’emblema dell’effimero, nel moodboard scultoreo di Patrick Boucher, ed il ritratto muliebre che veste i colori come se non ne fosse consustanziale, nelle creature muliebri di pietra e di fuoco, dipinte da Caro; i volti cristallizzati in bassorilievo cosicché possano per aptica essere percorsi con le dita, amati e eternati, di Francesca Agrati, e la coralità palpitante d’un tessuto che è respiro ed albore a mille nomi, nell’identità tessile di Silvia Capiluppi: l’inobliabile, solcato su una trama che il tempo corrompe. In sostanza, nel concetto permeato, vi è lo spazio deiscente di una voluttà creatrice sinestetica, identitaria, che ferisce d’estasi e d’incongrua matericità, cosicché il tempo e la moltitudine possano riconoscerla, ma non mai custodirla; ciò che è libero, ibrido, e per questo esula dalla fluidità pittorica o dalla dimensionalità scultorea come da canoni applicate, nel timore di conformarsi e quindi d’estinguersi. Un gesto, un riverbero, tessuto esistenziale da fare e disfare, memorie; l’intimità di un coagulo -, “Arte e Moda” -, che ha dismesso le vesti della pluralità, della mondanità, e che nella propria unicità, ai colori, ha consacrato un’altra vita.

ARCADIA ART GALLERY
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