Vernissage: 30 gennaio h. 18.30

Tutti i volti ed i mondi possibili nelle opere del poliedrico artista in una mostra imperdibile sui Navigli di Milano a cura del Professor Giorgio Gregorio Grasso

La presentazione di

Giorgio Gregorio Grasso

In qualità di Storico e Critico dell’Arte, e di Curatore d’Esposizioni Internazionali, mi sono sempre chiesto che cosa nella moltitudine d’Opere prescelte per ogni Rassegna, avrebbe potuto suscitare in me una temporanea sospensione dal giudizio critico stesso, come anche un’astensione totale da quei canoni ormai arbitrari pur tuttavia imprescindibili di selezione, radicati nell’estetica; mi sono chiesto che cosa, dunque, in un quadro, avrebbe potuto raccontare a me, a voi, nel silenzio d’un istante, di un’Arte senza nome né Paese, universale perché intima e quindi ancestrale, di rilevanza profonda e corale, al di sopra delle parole, senza una definizione.

Una risposta l’ho colta attraverso i lavori ibridi di Ivan Cattaneo, icona della contemporaneità, Cantautore e caro amico, Poeta, personalità poliedrica ed Artista da me presentato in occasione della Personale sua “Visi Di/Visi” tenuta nella Casa d’Arte Viadeimercati, come anche in “Visioni Metropolitane”, nella collettiva a duecento Artisti a da me curata in Piacenza Expo, entrambe del 2018. Entro le proporzioni armoniche, classiche, di ogni sua Opera, infatti, l’integrità – e coralità – è data dalla scissione delle parti: ognuna di esse, in quanto frammento fotografico o digitale, lessicale o cromatico, tecno-poetico, esistenziale, reso abnorme nell’iper-fibrillazione e stridore dei vari medium espressivi, è il monito e l’unità di misura di una perfezione che è tale soltanto quando coincide con l’umana verità. Sono per lo più volti, maschere tribali, ibridi perduti fra un Tempo e l’altro o tra una forma e l’altra, ad essere conformati: non importa all’Artista delineare come e chi siano, importa che siano veri, che stiano vivendo, che cerchino i nostri occhi per sopravvivere alla solitudine interminabile che pure li tiene vivi, ancorati a loro stessi.

La suddivisione modulare da Plotter painting di Cattaneo, si svela toccante scansione di stati d’animo, per occhi e bocche raddoppiati sulle effigi dei volti effusi da ipercromatici brandelli, solcati da nero stupore, e banditi dal possedere un’unica identità: sebbene il volto dell’Autore lo si ritrovi idealmente stigmatizzato quanto a proporzioni, non sussiste in essi alcuna autoreferenzialità; e possiamo certamente menzionare a tal proposito Braque, Picasso, Dalì, Bacon, come fonti di suggestione, memori oltretutto del fatto che Cattaneo è profondo conoscitore dell’Arte moderna. Ma, nel silenzio, al cospetto di ogni sua Opera, non troviamo definizione o ragione che possa spiegare la presenza anche dei nostri stessi occhi, nascosti dietro un frammento senza nome, a guardarci sopravvivere.

Giorgio Gregorio Grasso
Storico e Critico dell’Arte

“Io Faccio Facce” di Ivan Cattaneo
Io faccio facce e divido i visi, smembro e ricostruisco mostri-catodici o Barbie-Frankenstein!
E, in fondo in fondo, è il domandarsi: è la pittura mia che imbratta il volto, o è il volto smembrato a collage che aderisce infine alla superfice pittorica?
I miei sono come indigeni Yanomami, Huli Amazzonia e Papua Nuova Guinea! Un mondo magico di uomini primitivi che con piume, farine, sabbie e fango colorato ricostruiscono il proprio volto immergendolo nel naturale & magico!
Poiche’, tutto sommato, l’uomo non è che una scimmia che ha fatto carriera!
E tutto l’equivoco del mondo è il non avere ancora capito che siamo quasi 7 miliardi di corpi…ma una sola anima!

Mi ricordo che avevo 5 anni e stavo interi pomeriggi nel cortile della signora Maria Rometa con giornali e tempere …. Ritagliavo, strappavo carta riassemblavo il tutto coloravo segnavo e ridisegnavo mille volti immaginari e fantastici …ma presi dal reale… da quelle riviste degli anni ’50 che tanto mi attiravano. Mi attiravano i volti delle attrici pittate o i volti dei pugili o della cagnolina Laika che era partita per lo spazio, o le sopracciglia ala-di gabbiano di Liz Taylor …e poi ancora il corpo, i corpi, la plasticità dell’energia fatta carne e poi fatta carta e dalla carta, ritagliata e ribaltata dentro un universo filtrato attraverso la mia fantasia. E ricordo nei ’60 interi pomeriggi dopo scuola nella cucina di mia madre a fare i compiti ma soprattutto a disegnare e ad ascoltare Beatles e Soft Machine ma il disegno e il colore era sempre accompagnato da carta ritagliata da collage da scollare e incollare da segnare e cancellare per catturare dalla realtà tanto materiale da manipolare creando tutti i mondi e i volti possibili!
Ivan Cattaneo

Arcadia Art Gallery
RIPA DI PORTA TICINESE, 61
20123
MILANO
ITALY
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