Titolo: Paradiso Italia
Autore: Mirko Orlando
Genere: Graphic Novel/Graphic Journalism
Casa Editrice: Edicola Ediciones
Collana: Illustrati
Pagine: 192
Prezzo: 20 €
Codice ISBN: 9788899538460

  

Non può essere definita altrimenti che un inno alla dignità, questa graphic novel di Mirko Orlando intitolata Paradiso Italia, in cui si alternano, incalzanti, fotografie, illustrazioni, riflessioni e testimonianze. Un fumetto di graphic journalism che è percorso da simboli: primo tra tutti l’eden, un paradiso che non può più essere definito tale, perché l’etimologia del termine racchiude in sé anche il significato di recinto, e che sfugge quindi da quel senso di bellezza salvifica che tutti gli diamo.

Poi la mattanza di cani, a rappresentare la fine della speranza di una vita dignitosa, la perdita totale della fiducia verso quel Paese che rappresentava per i rifugiati la salvezza, e la morte dell’innocenza, perduta dopo essere stati costretti a scendere a compromessi, a lasciare dietro di sé compagni di viaggio torturati o ammazzati da quei carnefici che si rivelano essere dei veri e propri Caronte moderni, traghettando vittime innocenti verso la morte, che doveva essere per loro, in realtà, la speranza di una nuova vita. E infine, le mani grandi; grandi e vuote.

Grandi a dimostrare la vasta volontà di molti migranti di mettersi all’opera, rendersi disponibili verso la società che li accoglie; vuote, perché questo Paese in realtà non è in grado di dar loro nulla, nemmeno la dignità di persone, e i rifugiati si ritrovano impotenti davanti a tutto ciò. Ospiti indesiderati di una società che, piuttosto che aprire gli occhi e vedere cosa succede a questa povera gente, li chiude per non doversi confrontare con la disperazione che è parte della realtà odierna. Ed è proprio quello che non fa Mirko Orlando: decide di vivere la vita e la quotidianità di queste persone al loro fianco, per raccogliere le loro testimonianze, i loro ricordi, la loro realtà quotidiana.

E lo fa in maniera umile, mettendosi in disparte e lasciandoli raccontare; lo fa vivendo con loro le difficoltà di una vita vissuta in case fatiscenti, in baracche e tende costruite in posti precari, tra la sporcizia e la scarsa igiene, tra la disperazione e la sofferenza di ricordi passati e presenti che lacerano l’anima di queste persone.

Attraverso il suo fumetto, Orlando riesce a raccontare una verità che difficilmente può essere capita e immaginata, se non guardando negli occhi le persone che hanno vissuto viaggi estenuanti, torture e abbandoni. Una verità che non viene raccontata dai politici, dalla televisione o dai giornali, ma piuttosto scomposta e ricomposta a loro piacimento, facendo passare messaggi di omofobia, razzismo e rifiuto dell’integrazione che piano piano stanno penetrando le menti delle persone quasi fossero oro colato. Orlando non lo nega: la diversità fa paura. Ma per combattere questa paura, è necessario conoscere questa diversità, immergersi in essa, ascoltare ed esserne consapevoli, in modo da poterla capire e accettare.

E l’autore lo fa osservando i loro occhi, intrisi di speranza, timori, fierezza e, soprattutto, dignità. Quella dignità che li spinge a lottare per i loro diritti, a scappare pur di ottenere una possibilità di vita migliore, a nascondersi per sopravvivere, a essere aperti a qualsiasi cosa pur di integrarsi con la società italiana che li ha accolti, anche a morire per pochi spiccioli all’ora guadagnati per raccogliere pomodori in un campo. Quella dignità che ancora alberga in queste persone che hanno dovuto vedere la sofferenza, le guerre, la miseria, la perdita di figli o persone care, nel loro Paese d’origine o anche durante quel viaggio infinito che li ha portati fino in Italia.

Un’Italia che diventa, in realtà, la loro prigione, una gabbia d’oro la cui prospettiva alletta e permette di fantasticare su un futuro migliore, su una vita degna di essere chiamata tale, per sé e per i propri cari, sulla possibilità di sfuggire a un’esistenza fatta di guerra e violenza, ma che, una volta che ci si entra, si rivela in tutta la sua contraddittorietà, crudeltà e negatività. Una gabbia d’oro nella quale è difficile entrare, ma paradossalmente è complicato, se non impossibile, uscire: i migranti che racconta Mirko Orlando si trovano a continuare la loro lotte per la sopravvivenza, trovandosi confinati in città come Ventimiglia nella speranza, un giorno, di riuscire a varcare quel tanto agognato confine con la Francia, che rappresenta, per molti di loro, la possibilità di ricominciare a vivere e di trovare un lavoro.

Si trovano inoltre a dover fare i conti con una società che non li accetta, che li emargina, che reputa le loro vite inutili e quasi d’intralcio per il normale svolgimento dell’esistenza degli italiani; che, piuttosto di salvarli, li lascia giorni, settimane in mezzo a un mare che, troppo spesso, diventa il loro carnefice; che fa di tutta l’erba un fascio, ritenendo il diverso un pericolo, un criminale, colui che sparge il timore tra le persone che vivono in Italia.

È vero, il diverso può fare paura. Ma il diverso, se lo si sa apprezzare e si ha la bontà e la predisposizione d’animo per conoscerlo, parlarci, confrontarsi con lui, può diventare una ricchezza, un modo per essere persone migliori, una via per renderci utili e sentirci bene con noi stessi, per aver cercato di far integrare queste persone che, nonostante abbiano un colore della pelle diverso dal nostro, hanno il diritto che ha qualsiasi altra persona di poter vivere la loro vita nel migliore dei modi.

Mirko Orlando ha proprio fatto questo: ha cercato di far sentire importanti queste persone, condividendo la loro realtà quotidiana, facendoli parlare, guardandoli negli occhi e rispettandoli, così come ogni essere vivente ha il diritto di essere rispettato.

Mariella Lombardi

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Pubblicato in collaborazione con

 Il Taccuino – Ufficio Stampa per Scrittori ed Editori