Titolo: Le cose che ho scritto di te (mentre ti aspettavo)
Autore: Guido Paolo De Felice
Genere: Poesia
Casa Editrice: Self-publishing (IlMioLibro.it)
Pagine: 224
Prezzo: 25 euro
Codice ISBN: 9788892352421

Classe ’85, dentista per professione e poeta per vocazione, Guido Paolo De Felice – autore di Le cose che ho scritto di te – ci regala il suo sguardo disincantato sull’amore e le sue innumerevoli sfumature, maneggiando con disinvoltura il tema complesso e indagandolo a fondo.

De Felice si rivolge da subito al lettore, interlocutore privilegiato del suo viaggio: l’Amore è un sentimento universale – sembra sussurrare tra le righe – e nei suoi struggimenti, nei suoi momenti paradisiaci, è facile riconoscersi. È facile percepire un sentire comune. La scrittura dei suoi componimenti è asciutta, legata alla realtà quotidiana e agli oggetti concreti, ma la particolarità del lavoro di De Felice risiede nell’alternare questa semplicità a immagini “alte”, oniriche, in cui i ricordi e il tempo presente si fondono in un gioco di rimandi e sensazioni.

La donna amata è descritta in una doppia veste: fiera e inaccessibile, disturbata da demoni interiori, vittima di paure e preoccupazioni, ma per l’Io del poeta è soprattutto emblema di purezza, sorriso che abbaglia, Forza necessaria per guardare al domani con una fiducia nuova. Ogni poesia è un elogio al tempo presente (“Liberiamoci dai condizionali / Costruiamo tutto su quello che /Abbiamo oggi / Su quelli che siamo oggi”), un omaggio al carpe diem oraziano, un invito a scegliere “qui e ora” per se stessi senza aspettare, senza farsi troppe domande.

L’amore cantato da De Felice è intenso, ostinato, brutalmente non corrisposto, invadente, sognante, vero. Sul finale, la poesia lascia il posto a brevi componimenti in prosa: la riflessione sulla natura dell’amore rimane al centro della scrittura di De Felice, così come la necessità di sentirsi artefici del proprio destino, anche se questo comporta incassare una sconfitta, fare a meno del tanto agognato “lieto fine”.
La semplicità dello stile è il cuore di questo lavoro, perché parla il linguaggio delle esperienze vissute, delle occasioni perdute, dei sogni infranti, della speranza. Un linguaggio nel quale ognuno di noi può ritrovarsi.

Marina Lovisetto

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Pubblicato in collaborazione con

 Il Taccuino – Ufficio Stampa per Scrittori ed Editori