L’azienda di

Cristiano Chiesa-Bini.

Quando il nemico è una suprema idea di benessere

Titolo: L’azienda
Autore: Cristiano Chiesa-Bini
Genere: Romanzo
Casa Editrice: Multimage 
Pagine: 184
Codice ISBN: 978-88-99050-00-9

L’ambientazione distopica, si sa, ha sempre rappresentato il campo d’azione per una sterminata serie
di personalità letterarie di spicco nell’ambito del genere fantascientifico. Ipotizzare scenari futuri, sulla base delle reali consistenze terrene appartenenti al tempo presente, consente di mettere per iscritto ed evidenziare una precisa opinione legata fermamente ad un personale punto di vista nei confronti del mondo intero o, in certi casi, di una specifica fetta di esso.

Quasi sempre, in simili situazioni narrative, il nemico massimo a cui far fronte è un nuovo ordine interplanetario spesso dominato da corporazioni dittatoriali, aliene o quantomeno altre da sé, al cospetto delle quali si innalza la figura dei personaggi protagonisti in qualità di detentori assoluti della chiave di volta che riporterà le cose a uno stato vitale legittimo e plausibile per l’intera umanità. Ma le carte vengono mescolate se l’antagonista assoluto non è più immediatamente
identificabile come un male oscuro e totalizzante. Come si comporterebbe, allora, l’essere umano dinanzi ad una potenziale “dittatura del bene”?
Certo, è un dubbio che non dovrebbe avere ragione di esistere in quanto nascente da un ossimoro inaccettabile. Eppure è una delle riflessioni da massimi sistemi che stanno alla base di L’azienda, il nuovo romanzo di Cristiano Chiesa-Bini (edito da Multimage).
Roma, Italia. Anno 2055.

La giovane Cinzia lavora presso L’Azienda, gigantesca organizzazione che orienta i desideri dell’umanità verso un livellamento dei bisogni individuali e collettivi per
creare una società senza più divisioni né contrasti. Cinzia si occupa della ricerca unicamente estetica di profili professionali capaci di interpretare (letteralmente) importanti ruoli pubblici necessari al sostentamento del piano in atto. Ma salvare i rapporti umani, come è tra le intenzioni dell’Azienda, non vuol dire evitare il ripresentarsi, ai limiti del dittatoriale, di una non nuova conformazione di organismo comportamentale a cui dover sempre rendere conto.

Emerge, allora, l’imprescindibile bivio tra l’obbedienza agli ordini e il mettere in discussione tutto pur di dimostrare la presenza di cellule tumefatte nel cuore del sistema, essendo esso il pilastro portante di una sostanziale gerarchia indissolubile nella memoria dei viventi (per quanto mossa da motivazioni legate a un pur sincero amore per l’umanità).
La sete di benessere sia interiore che socio-economico, sembra indicare Chiesa-Bini, rischia di diventare un ulteriore spiraglio di imposizioni provenienti dai piani alti di una diversa ma comunque riconoscibile istituzione superiore.
Sovvertendo alcuni cardini del genere, dunque, L’Azienda ribalda, in un certo senso, l’uso distopico delle ipotesi di realtà in favore di una proposta concettuale potenzialmente difficile da accettare (per molti) ma indiscutibilmente potente (per alcuni) in scia con la metafora che vuole soggetti e situazioni in viaggio parallelo a una realtà odierna in cui esempi concreti di raffronto fra cause per il bene comune e concreta libertà di pensiero e azione, di certo, non mancano.

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Pubblicato in collaborazione con

 Il Taccuino – Ufficio Stampa per Scrittori ed Editori