Scrivere.. attività o ispirazione? Frutto della pratica o dono naturale?
La scrittura è un’arte che nel corso dei secoli ha subito una progressiva evoluzione: da spazio elitario riservato a pochi adepti a strumento prettamente commercializzato e strumentalizzato, fonte di guadagno per giornalisti, editor e blogger.

Secoli fa gli scrittori vivevano di stenti, privi di lodi e plauso, seppur considerati degni interpreti di un’ispirazione divina. Oggi invece, a distanza di secoli e secoli gli scrittori vivono non più di stenti ma di incertezze.., sempre più scettici riguardo i loro doni divini. Grava su di loro il confronto con nomi quali Tolstoj, Leopardi, Shakespeare.

Un confronto con parole e idee d’altri tempi, un confronto che non tiene conto dell’immensa evoluzione che la letteratura ha subito negli ultimi anni. Una letteratura scolastica che elenca le opere sotto gli scrittori, e gli scrittori all’interno dei periodi storici, quasi che l’arte ed il genio fossero differenti gradazioni all’interno di uno spettro di colori. Solamente perché la comunicazione interpersonale e sociale è cambiata o perché è cambiato il modo di scrivere, gli scrittori non sono automaticamente diventati più sgrammaticati e meno colti. Cos’e dunque lo scrittore contemporaneo dinanzi ad una crisi totale della lingua standard, all’incursione delle emojis, all’irruzione del gergo giovanile? Forse un prestanome per artisti e personaggi celebri, o forse uno squattrinato sognatore?
Di certo, indipendentemente da personalità e valori, i giovani scrittori in erba hanno tutti una cosa in comune: la sfiducia. Rimangono nell’ombra quasi aspettando quel momento in cui qualcuno busserà loro alla porta alla ricerca di opere da sempre conservate in un cassetto polveroso o in un laptop.
E che dire di chi pubblica o prova a pubblicare? Non è proprio così semplice fare il salto: dal cassetto all’editore, dall’editore al pubblico.

Molti scelgono di autopubblicarsi, altri di pagare ingenti somme per opere mal corrette, altri ancora di inviare mail a case editrici rinomatissime, le cui caselle di posta sono piene al punto da relegare le opere come spam. Passano i mesi, passano gli anni, i giovani scrittori continuano ad attendere, percependo il fallimento nei silenzi, nelle attese, nel “ritenta” che viene loro somministrato all’interno di quei concorsi online a partecipazione nazionale. I giovani scrittori si vedono lontani dalla massa e dall’élite, e così a lungo andare smettono di crederci.
Ma cosa accadrebbe se gli scrittori emergenti fossero più informati e coscienti dinanzi a quell’ immenso mondo chiamato editoria? E cosa se si offrissero più opportunità anche agli scrittori già all’interno delle proprie realtà locali prima di metterli a confronto con un panorama nazionale?
Forse non lo sapremo mai, seppur “potremmo” semplicemente credendoci e provandoci! Credendo nelle nuove generazioni, che non sono state annichilite dai social e dagli iPhones, ma che vorrebbero tanto far sentire la propria voce e dar spazio alla propria sensibilità.
Tutela, supporto e preparazione: questi gli ingredienti necessari per creare non nuovi Dickens o nuovi Voltaire, ma per creare nomi nuovi, nuove opere, nuove voci.
Il confronto con la tradizione è e sarà sempre necessario, eppure non deve farci perdere di vista l’originalità, l’evoluzione, il presente. Un presente che tace e rimane nell’ombra, un’ombra che soffoca l’arte e la creatività. E se in sottofondo vi è solo rumore, non sarà mai possibile udire alcuna melodia.

Anna Galota

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