Essere o apparire ? Questo è il problema. O forse no.


Credo non ci sia molta differenza tra le due cose.
Non sembriamo ogni giorno ciò che sentiamo?
I nostri stati d’animo, le nostre convinzioni le nostre forze e le nostre paure? Quando siamo felici possiamo apparire tristi? O viceversa? Dubito. Il mondo ci vede come realmente siamo.

Si dice che Essere è l’identità della persona, la sua intima natura, ciò che si è; apparire è il mettersi in vista, avere l’apparenza, sembrare ma anche mostrarsi. … Viviamo quindi in una società in cui conta più l’apparire rispetto all’essere o meglio dove l’essere coincide con l’apparire?
Il tema del contrasto tra essere e apparire venne affrontato già in precedenza da Seneca.

Egli in particolare nell’Epistulae morales ad Lucilium scrisse:
Nemo suum agit, ceteri multiformes sumus, ovvero: “nessuno si attiene a un solo ruolo, siamo tutti multiformi”.

Egli dunque pensava che l’uomo desidera assumere sembianze diverse, quindi apparire in maniera diversa, senza voler assumere un solo ruolo.
Infatti l’essere è la nostra identità più profonda ma come non può coincidere con L’apparire?

Una persona profondamente sicura di se, con un’io ben definito, potrebbe apparire impacciata o insicura? Non sarebbe possibile, perché andrebbe contro la sua natura più profonda. Naturalmente seguire gli stereotipi del momento, imitarli per sembrare come loro, dunque “apparire” come realmente non si è, diventa praticamente impossibile.
Vi spiego il motivo.

Quando imitiamo qualcuno, diventiamo una copia, e diventando una copia non possiamo essere l’originale. E se non siamo l’originale non siamo noi stessi. E non essendo noi stessi il mondo ci vedrà come realmente siamo. Ossia una copia di qualcuno o qualcosa.

Dunque qual è davvero la differenza tra essere e apparire?

Probabilmente nessuna. Dato che l’apparenza, a dispetto di ciò che si pensa, non inganna.
Ma nella maggior parte dei casi ci dice tutto ciò che c’è da sapere.

Guglielmo Giovannoni