L’EDUCAZIONE ROMANTICA

Sembrano lontani i tempi in cui al termine Romanticismo si associava un movimento culturale, artistico e letterario mondiale, che avrebbe posto le fondamenta per il concetto di artista indipendente e per la libertà di espressione delle emozioni nell’arte e nella letteratura.

Da allora ne sono cambiate di cose, e ad oggi, quando usiamo la parola “romantico”, quasi certamente ci riferiamo ai sentimenti, all’amore ed al corteggiamento.

Senza alcun dubbio concetti cari prima di tutto al mondo femminile, e solo in seguito e -forse solo per costrizione- accettati da una buona metà della popolazione maschile.
In molti si chiedono cosa ci sia poi di tanto speciale nel romanticismo e perché per le donne sia tanto importante.

Nella risposta a questo quesito si disvela forse uno dei più grandi e più pericolosi stereotipi sessisti dell’ultimo secolo. Stereotipo che si manifesta nella stessa distinzione del colore del palloncino per i nascituri: rosa per le bambine e blu per i maschietti, o nella naturalezza con cui si associano la forza fisica e la razionalità agli uomini e la maternità ed il nostro caro romanticismo alle donne.

Apparentemente concetti ovvi, strettamente legati al senso comune, in realtà stereotipi creati dalla società stessa, dai media e dai nostri antenati, che divengono poi fonti di litigi, discriminazioni e di incomprensioni.
Vi siete mai chiesti se siano le donne ad essere romantiche e gli uomini ad essere razionali per un fattore cromosomico o per una studiata volontà sociale?
Vi siete mai chiesti perché ai bambini sin dall’infanzia si insegni a giocare con i trenini ed con i soldatini e alle donne con le barbie ed i bambolotti?
Mamme e papà di tutto il mondo, vi siete mai soffermati a pensare come mai incitate i vostri figli maschi adolescenti a divertirsi in giro con le coetanee, e le vostre figlie femmine a tornare a casa a mezzanotte e stare attente ai ragazzini che allungano le mani?

gli stereotipi? Non sono forse i vostri figli ad essere vittime di discriminazioni sessiste a voi impartite e da voi propugnate per assicurarvi la vita sociale e relazionale della vostra prole?

E allora perché incolpate le donne di sognare l’amore? Del resto voi lo avete reso possibile..

Pensate solo a tutte quelle bambine incentivate a credere in una fiaba famosissima, che racconta di un principe azzurro e di una principessa in pericolo. Sebbene le trame ed i personaggi di volta in volta siano differenti, il finale è sempre lo stesso: il principe azzurro salva la principessa portandola via su un elegante cavallo bianco, la principessa lo bacia e gli promette amore eterno. Poi si sposano e “Vissero per sempre felici e contenti” all’ombra di un meraviglioso tramonto colorato.
Tali sequenze racchiudono il fallimentare e infelice destino di ogni bambina, di ogni ragazza, di ogni moglie, di ogni donna.

I media trasportano il sogno di scrittori ottocenteschi nelle case di ogni bambina, ignorando il contrasto tra il “prodotto fiabe” e l’odierna società del consumo, la freddezza dei rapporti interpersonali e la dinamica della prevaricazione, ormai principio e fondamento unico di tutti i rapporti umani.
Questa fragile e smielata pappetta, somministrata alle bambine del nostro secolo, infonde in loro un sogno irrealizzabile: trovare la felicità in un uomo, fare di un solo uomo il fine unico e ultimo della propria vita.


Il Vissero felici e contenti rappresenta la dottrina di una società bugiarda, pronta ad illuderci con la convinzione che amare ed essere amati si risolva nell’incontro degli sguardi, in un bacio, nell’avanzare spedito di un uomo attraente su di un destriero.
Ai bambini invece somministrate film d’azione, d’avventura, dove eroici soldati salvano il mondo grazie anche all’aiuto di misteriosi poteri magici e saggi mentori. Create in loro l’idea della conquista, del potere, del piacere per la novità, per l’avventura.
Quali sono le conseguenze? La risposta la sapete già, e non si tratta di una constatazione ma di una conseguenza.
Un’educazione sessista pone le radici per il maschilismo, per l’inconciliabilità di vedute, per il carattere stesso di uomini e donne, per i tradimenti.
La nostra stessa educazione ci dice chi considerare “figo” e chi no, ci insegna che l’appetibilità di un uomo si misura nel numero di donne che ha avuto, ma che le avventure sono esclusiva prerogativa degli uomini, poiché le donne in tal caso sono reputate facili e non degne della telefonata del giorno dopo.
La società insegna agli uomini a ghettizzare le donne che non si concedono loro quando da loro richiesto, e a trattare come cani randagi quelle che gli si concedono. Non è più immorale corteggiare una ragazza, illuderla con false promesse, usarla e poi sparire.
Anzi, è diventato talmente comune che le donne non sono più in grado di distinguere gli uomini che sono davvero interessati a loro, e hanno anzi imparato a trattare male a loro volta gli uomini che le riempiono di attenzioni, e ad innamorarsi al contrario di quelli che le snobbano.

Abbiamo perso il contatto con la realtà, con le vere emozioni romantiche, quasi nello stesso modo in cui probabilmente abbiamo dimenticato il significato originario di questo termine.
Bauman ci definiva “società liquida”, atterrito dalla nostra incapacità di creare legami autentici e stabili.
Sarà per questo motivo che vanno tanto di moda i centri commerciali, o che siamo continuamente bombardati dalla pubblicità, dai convenienti pacchetti della tv satellitare, da offerte e sconti per ogni tipologia di prodotto.
La nostra società inneggia al consumo, tanto che la stessa educazione dei figli è diventato un prodotto venduto in serie e gli stereotipi sono diventati i nostri fornitori di fiducia.
In questo complesso panorama vi sono due possibili soluzioni: adattarsi o riflettere.

Di certo la prima è la più semplice e richiede meno compromessi, ma sarebbe più sincero da parte delle precedenti generazioni non etichettarci più come “generazione perduta o fallita”, come “ragazzi senza sogni e speranze”, perché siamo i vostri figli e siamo il risultato di ciò voi che ci avete insegnato.

 

Anna Galota