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Paradiso Italia: l’inno alla dignità di Mirko Orlando

Titolo: Paradiso Italia
Autore: Mirko Orlando
Genere: Graphic Novel/Graphic Journalism
Casa Editrice: Edicola Ediciones
Collana: Illustrati
Pagine: 192
Prezzo: 20 €
Codice ISBN: 9788899538460

  

Non può essere definita altrimenti che un inno alla dignità, questa graphic novel di Mirko Orlando intitolata Paradiso Italia, in cui si alternano, incalzanti, fotografie, illustrazioni, riflessioni e testimonianze. Un fumetto di graphic journalism che è percorso da simboli: primo tra tutti l’eden, un paradiso che non può più essere definito tale, perché l’etimologia del termine racchiude in sé anche il significato di recinto, e che sfugge quindi da quel senso di bellezza salvifica che tutti gli diamo.

Poi la mattanza di cani, a rappresentare la fine della speranza di una vita dignitosa, la perdita totale della fiducia verso quel Paese che rappresentava per i rifugiati la salvezza, e la morte dell’innocenza, perduta dopo essere stati costretti a scendere a compromessi, a lasciare dietro di sé compagni di viaggio torturati o ammazzati da quei carnefici che si rivelano essere dei veri e propri Caronte moderni, traghettando vittime innocenti verso la morte, che doveva essere per loro, in realtà, la speranza di una nuova vita. E infine, le mani grandi; grandi e vuote.

Grandi a dimostrare la vasta volontà di molti migranti di mettersi all’opera, rendersi disponibili verso la società che li accoglie; vuote, perché questo Paese in realtà non è in grado di dar loro nulla, nemmeno la dignità di persone, e i rifugiati si ritrovano impotenti davanti a tutto ciò. Ospiti indesiderati di una società che, piuttosto che aprire gli occhi e vedere cosa succede a questa povera gente, li chiude per non doversi confrontare con la disperazione che è parte della realtà odierna. Ed è proprio quello che non fa Mirko Orlando: decide di vivere la vita e la quotidianità di queste persone al loro fianco, per raccogliere le loro testimonianze, i loro ricordi, la loro realtà quotidiana.

E lo fa in maniera umile, mettendosi in disparte e lasciandoli raccontare; lo fa vivendo con loro le difficoltà di una vita vissuta in case fatiscenti, in baracche e tende costruite in posti precari, tra la sporcizia e la scarsa igiene, tra la disperazione e la sofferenza di ricordi passati e presenti che lacerano l’anima di queste persone.

Attraverso il suo fumetto, Orlando riesce a raccontare una verità che difficilmente può essere capita e immaginata, se non guardando negli occhi le persone che hanno vissuto viaggi estenuanti, torture e abbandoni. Una verità che non viene raccontata dai politici, dalla televisione o dai giornali, ma piuttosto scomposta e ricomposta a loro piacimento, facendo passare messaggi di omofobia, razzismo e rifiuto dell’integrazione che piano piano stanno penetrando le menti delle persone quasi fossero oro colato. Orlando non lo nega: la diversità fa paura. Ma per combattere questa paura, è necessario conoscere questa diversità, immergersi in essa, ascoltare ed esserne consapevoli, in modo da poterla capire e accettare.

E l’autore lo fa osservando i loro occhi, intrisi di speranza, timori, fierezza e, soprattutto, dignità. Quella dignità che li spinge a lottare per i loro diritti, a scappare pur di ottenere una possibilità di vita migliore, a nascondersi per sopravvivere, a essere aperti a qualsiasi cosa pur di integrarsi con la società italiana che li ha accolti, anche a morire per pochi spiccioli all’ora guadagnati per raccogliere pomodori in un campo. Quella dignità che ancora alberga in queste persone che hanno dovuto vedere la sofferenza, le guerre, la miseria, la perdita di figli o persone care, nel loro Paese d’origine o anche durante quel viaggio infinito che li ha portati fino in Italia.

Un’Italia che diventa, in realtà, la loro prigione, una gabbia d’oro la cui prospettiva alletta e permette di fantasticare su un futuro migliore, su una vita degna di essere chiamata tale, per sé e per i propri cari, sulla possibilità di sfuggire a un’esistenza fatta di guerra e violenza, ma che, una volta che ci si entra, si rivela in tutta la sua contraddittorietà, crudeltà e negatività. Una gabbia d’oro nella quale è difficile entrare, ma paradossalmente è complicato, se non impossibile, uscire: i migranti che racconta Mirko Orlando si trovano a continuare la loro lotte per la sopravvivenza, trovandosi confinati in città come Ventimiglia nella speranza, un giorno, di riuscire a varcare quel tanto agognato confine con la Francia, che rappresenta, per molti di loro, la possibilità di ricominciare a vivere e di trovare un lavoro.

Si trovano inoltre a dover fare i conti con una società che non li accetta, che li emargina, che reputa le loro vite inutili e quasi d’intralcio per il normale svolgimento dell’esistenza degli italiani; che, piuttosto di salvarli, li lascia giorni, settimane in mezzo a un mare che, troppo spesso, diventa il loro carnefice; che fa di tutta l’erba un fascio, ritenendo il diverso un pericolo, un criminale, colui che sparge il timore tra le persone che vivono in Italia.

È vero, il diverso può fare paura. Ma il diverso, se lo si sa apprezzare e si ha la bontà e la predisposizione d’animo per conoscerlo, parlarci, confrontarsi con lui, può diventare una ricchezza, un modo per essere persone migliori, una via per renderci utili e sentirci bene con noi stessi, per aver cercato di far integrare queste persone che, nonostante abbiano un colore della pelle diverso dal nostro, hanno il diritto che ha qualsiasi altra persona di poter vivere la loro vita nel migliore dei modi.

Mirko Orlando ha proprio fatto questo: ha cercato di far sentire importanti queste persone, condividendo la loro realtà quotidiana, facendoli parlare, guardandoli negli occhi e rispettandoli, così come ogni essere vivente ha il diritto di essere rispettato.

Mariella Lombardi

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Booktrailer Paradiso Italia

Link di vendita
lafeltrinelli.it

Pubblicato in collaborazione con

 Il Taccuino – Ufficio Stampa per Scrittori ed Editori

INNANGELO: LA MAGIA DEI SENSI

La definirei così: un’esperienza multisensoriale, l’incontro con le creazioni di

Inna Zobova, titolare del brand Innangelo, nonché protagonista di una storia impregnata di passione che fuoriesce prepotentemente dalle sue opere capaci di innescare un gioco percettivo intenso sia alla vista che al tatto.

Un passato da modella di fama internazionale quello di Inna, un presente da fotografa e designer, connubio perfetto per poter esprimere ed esternare al massimo il concetto di bellezza estetica, pur innato in lei.

Protagonista del brand Innangelo è la seta, un materiale già di per sé stimolatore di sensi e ancor di piu’ nelle sue collezioni in quanto trait d’union tra la qualità tradizionale della manifattura italiana fonte della produzione artigianale e le stampe avanguardiste, realizzate dalla stessa Inna attraverso foto e schizzi dei piu’svariati elementi prevalentemente tratti dalla natura, o addirittura da artisti contemporanei che hanno liberato la loro creatività su texture di altissima qualità, dando vita a vere e proprie opere d’arte.

Il progetto di Inna prende vita dalle sciarpe ma si libra poi anche al mondo degli accessori luxury, come kaftani e tuniche. In particolare questi ultimi colpiscono per la loro versatilità, in quanto perfettamente indossabili quali beachwear di lusso, ideali sullo sfondo della luce soffusa di un paesaggio esotico al tramonto, dove le nuance estroverse si confondono con la flora marina, ma altrettanto appropriato per una serata glamour accostato ad una decolletè vertiginosa, per stupire con l’estrema eleganza della seta e la raffinatezza sinuosa delle linee e del plissè.

Uno stile disegnato per una donna strong, dalla personalità prorompente, dal fascino irriverente, sottolineato anche dall’uso preponderante del colore viola in tutte le sue sfumature, indice di un sapore dark, ma anche dall’animo romantico, sottilmente bohèmien, a tratti gipsy, che addolcisce le linee e incanta mostrando una donna quasi volteggiante sulle ali di una farfalla.

Stupisce la creatività e il desiderio di innovazione, sperimentazione…basta soffermarsi sulle proposte del tutto insolite di utilizzo dei foulard, quali accessori da annodare abilmente tra i capelli, da legare alla caviglia come monili stilosi o da allacciare alla borsa a mò di variopinta tracolla.
E’ un’anima profonda e attenta quella di Inna e traspare con prepotenza dalle sue opere traboccanti di grazia e impetuosità, in un connubio che incanta e avvolge…

www.innangelo.com

a cura di

Claudia Grascia

8 Giugno Milano: Emiliano Pepe al pianoforte, l’R&B italiano viene da Napoli, e non chiede permesso.

Classe 1976, Emiliano Pepe è un musicista,eclettico, autore e produttore discografico Partenopeo.

Dopo aver frequentato il conservatorio e aver lavorato come autore e cantante nella sua Napoli, si trasferisce a Milano.

Dopo anni di gavetta al pianoforte decide di affacciarsi sul mercato musicale e proporsi come artista R&B.
Scelta per nulla scontata, dal momento che questo particolare genere negli ultimi anni è stato monopolizzato dagli artisti americani e inglesi.

Nel 2005 LaMedica e Steve Dub fondano l’etichetta Too Deep Records e come artista di punta scelgono proprio

Emiliano Pepe.
E’ del 2007 l’esordio discografico di Pepe, l’EP porta solo il suo nome, e cinque brani tra cui uno, “2cuba“, vede la partecipazione della stessa Irene LaMedica.
Il singolo “Muoviti Per Me” entra subito in rotazione nelle radio italiane rimanendo in classifica per sei mesi e raggiungendo il primo posto, dove rimane per due settimane.

Intanto il nome di Pepe gira, e gira al punto da arrivare negli Stati Uniti, alle orecchie del vicedirettore di Rolling Stone che recensisce positivamente il suo EP sulla versione italiana del magazine.

A Milano  la sua carriera decolla in breve tempo: si lascia alle spalle gli studi di Chopin per dedicarsi a soul, r&b e hip hop e diventa ospite regolare di radio e televisioni.

È proprio in un corridoio della radio che incontra per la prima volta

La Pina, rapper, conduttrice televisiva e radiofonica con cui convola a nozze nel 2013.

Il primo silent concert ha avuto la Piazzetta di Portofino quale cornice, il prossimo sarà in Triennale, nell’ambito del

Festival dell’Amore a Milano.

Emiliano Pepe suonerà ancora una volta senza spartito, regalando una esperienza unica, ispirata dal momento, dal contesto, dal luogo e quindi irripetibile.

La Triennale accoglie il Festival dell’Amore con molte situazioni imperdibili ma certo il silent concert di Emiliano Pepe non mancherà di stupire fra reading, pillow talk e tanto tanto Amore.

L’appuntamento è per sabato sera 8 giugno

 Presso

La Triennale il Festival dell’Amore

Emilio Alemagna 6
Milano
Articolo pubblicato in collaborazione con

La Mente che Danza : di Giorgia Cuttini

La Mente che danza è un progetto di danza e fotografia nato nel 2018 da un’idea della ballerina e coreografaGiorgia Cuttini.

La presentazione ufficiale della mostra fotografica è stata fatta a Febbraio 2019 al Molinari art center di Roma in collaborazione con i fotografi Ivan Quaiattini e Riccardo Modena ed alcune allieve del Lyrical dance group.

Per L’Arte non Mente il progetto si amplia e prende vita all’interno e all’esterno del Padiglione 9, il luogo dove venivano rinchiuse le donne chiamate agitate. Ed è proprio di donne e di sensi che vogliamo parlare, attraverso una performance ed un percorso sensoriale che coinvolgerà lo spettatore rendendolo partecipe e parte integrante del progetto.

La musica tratta dalla colonna sonora del film W.E. del 2011 è di Abel Korzeniowski, film diretto dall’artista Madonna che narra la storia dello scandaloso amore tra il re Edoardo VIII e la divorziata Wallis Simpson che fece abdicare il re a favore del fratello.

Domenica  16 Giugno ore 21 ex Ospedale Psichiatrico –Udine

Fasi e protagonisti

Aiutanti

Prima tappa il tatto: Continua la ricerca sul tema della donna protagonista del padiglione 9 nel rispetto del dolore che impregna questo luogo ma anche della positiva rinascita tipica dell’essere femminile.

Seconda tappa gusto e olfatto: Percorriamo insieme il lungo corridoio che porta all’ex refettorio ed osserviamo le opere esposte dagli artisti per L’Arte non mente 2019, ci attende un dolce profumo e un dolce sapore che rimanda all’infanzia, ai ricordi del nostro passato che si scontra con l’immagine del luogo e crea un confronto di forte impatto.

Terza tappa udito: la voce dell’attrice Carlotta Del Bianco narra i versi di Alda Merini e ci conduce verso le celle dove ad attenderci ci sono gli uomini.
Dentro nelle celle la madre e il bisogno di evadere, fuori la forza e l’imposizione, gli aguzzini che troppe volte sottraggono la vita e la libertà, adesso come allora.

Quarta tappa la vista: nella sala verde vi attende un video di spiegazione tratto dalla presentazione ufficiale della Mente che danza progetto fotografico.
Alcune slide introduttive vi parleranno dei cenni storici riguardo l’ex Ospedale Psichiatrico e potrete godere delle immagini realizzate dai fotografi Ivan Quaiattini e Riccardo Modena.

Quinta tappa: Nel giardino esterno vi attende l’ultima performance Charms eseguita dal Lyrical dance group junior che concluderà il percorso lasciando in tutti noi la speranza e la bellezza come messaggio di positività.

Durata del percorso 30 minuti

 

 

 

About Adele Ceraudo… da Artista a Artivista

Dietro l’arte non c’è solo un volto o un soggetto da rappresentare.

L’arte, al contrario, nasconde sempre una missione, un messaggio di cui farsi portavoce, una storia da ripercorrere, un particolare da ridisegnare.
È un pensiero oggettivo che si mescola con valori molto più che profondi, è
l’incarnazione di un punto di vista capace di cogliere le trasformazioni in atto e
plasmarne l’essenza.

Artista è colui che nelle sue opere alla bellezza delle forme sa coniugare una forte apertura al mistero della vita e l’impegno sociale.
Proprio come Adele Ceraudo, nata a Cosenza ma da sempre girovagante per
seguire la forte passione per l’esplorazione e la conoscenza, ha affiancato alla
produzione artistica la grafica e la fotografia.

La sua formula magica?

È il labirintico universo femminile, nel quale è consentito gravitare solo a chi pensa con il cuore, a chi è delicato, emotivo e sentimentale.
Un mondo complesso che lei rappresenta avvalendosi di una gran varietà di mezzi
espressivi, contaminandoli al singolare disegno con la penna Bic, da cui deriva il
suo nome d’arte “Lady Bic”.

Artista eclettica, le cui scelte, come lei stessa afferma, si muovono in funzione al
bisogno di relazioni vere e comunicazione profonda con gli altri. Si fa interprete di
un messaggio apparentemente circoscritto ed imprigionato, in grado di coniugare
forme sociali, antropologiche e culturali che ripercorrono un percorso di
esplorazione all’interno del disegno.

Le donne hanno oggi un rapporto sempre più complicato con il proprio corpo e, a
renderlo ancor più conflittuale, ci sono centinaia di anni di pressioni sociali. E quale
mondo, se non quello attuale, fatto di contenuti sessisti e carenti ha bisogno di
forme semplici e caratteri naturali?

La nostra società difficilmente ricorda la terra scura che si lasciava modellare dagli
aratri trainati dai cavalli, ma con tanta leggerezza lascia trasparire come eredità
ancestrale l’immagine di Eva che non sa resistere al frutto proibito del diavolo
tentatore.

Non può che essere complesso, a questo punto, il tentativo di modellare
il pensiero in materia di donne.
Pertanto, Adele riparte dalle cose più genuine ed autentiche.

E così come l’invenzione si nutre di pure idee e creatività, così come l’amore trova il proprio miracolo nei sentimenti, allo stesso modo l’artista riscopre nella sua personale
esperienza la volontà di metterla a frutto attraverso il proprio disegno.

L’obiettivo è, dunque, quello di celebrare le sfide legate alle minacce femminili e al
superamento dei cliché, con un mix imparziale di pacato classicismo ed estrema
contemporaneità e attraverso la reinterpretazione al femminile di opere note, al fine
di sottolineare la forza, la vendetta e il riscatto della donna come presenza
fondamentale nella nostra storia.

Annamaria Miniscalchi

English Version

Behind the art there is not only a face or a subject to represent. Art, al
otherwise, it always hides a mission, a message to be a spokesperson, a
history to retrace, a detail to redesign.

It is an objective thought that is mixed with values ​​that are much more than profound, it is the embodiment of a point of view capable of grasping the transformations taking place and to shape its essence.

Artist is the one who in his works to the beauty of forms knows how to combine a strong openness to the mystery of life and social commitment.
Just like Adele Ceraudo, born in Cosenza but always wandering around
following the strong passion for exploration and knowledge, has joined the artistic production graphics and photography.

Her magic formula?

It is the labyrinthine feminine universe, in which it is allowed to gravitate only to those who think with the heart, to those who are delicate, emotional and sentimental.
A complex world that you represent using a great variety of means expressive, contaminating them with the singular drawing with the Bic pen, from which the
her art name “Lady Bic“.
An eclectic artist, whose choices, as she herself states, move in function of the
need for real relationships and deep communication with others. She is interpreter of
a message apparently circumscribed and imprisoned, able to combine
social, anthropological and cultural forms that trace a path of
exploration within the design.

Women today have an increasingly complicated relationship with their bodies and, a
to make it even more conflicting, there are hundreds of years of social pressure.

And which world, if not the current one, made of sexist and deficient contents needs
simple shapes and natural characters?
Our society hardly remembers the dark earth that let itself be modeled by the
horse-drawn plows, but with such lightness it reveals itself as an inheritance
ancestral the image of Eve who does not know how to resist the forbidden fruit of the devil tempter.

At this point, the attempt to model can only be complex thinking about women.
Therefore, Adele starts from the most genuine and authentic things.

And just as the invention feeds on pure ideas and creativity, just as love finds its own miracle in the feelings, in the same way the artist rediscovers in her personal experience the will to put it to good use through your own design.

The objective is, therefore, to celebrate the challenges related to female and human threats overcoming clichés, with an impartial mix of calm and extreme classicism
contemporaneity and through the feminine reinterpretation of known works in order
to emphasize the strength, revenge and redemption of women as presence fundamental in our history.

Alessandra Gozzini Nuti: www.associazionenutiluca.it, perche’ qualcosa possa cambiare

Non c’è mai un perchè quando qualcuno se ne va prima del tempo…

Quando è una malattia inaspettata, e sconosciuta a portare via un nostro caro ,trovare le risorse affinchè qualcosa possa cambiare in campo medico farmaceutico è una sorta di missione, che ci fa sentire meglio, perchè “cerchiamo di dare un senso a quello che un senso non lo ha.”

 

Alessandra Gozzini Nuti ha costituito l’Associazione Luca Nuti, per Sostenere la ricerca di malattie neurodegenerative di origine prionica , malattie rare  e sconosciute che ad oggi non hanno ancora una cura e ciò porta in breve tempo alla morte.

“Ho costituito questa associazione a nome di mio marito che purtroppo per questa malattia è volato in cielo troppo presto..”

A.G.N.

Luca Nuti è nato il 20 maggio 1970 a Fucecchio.

Alessandra l’ha conosciuto nel 1990 e da allora non si siamo più lasciati.

Il 13 dicembre 1998, si siamo sposati nella chiesa Collegiata di Santa Croce sull’Arno e insieme hanno affrontato le difficoltà quotidiane sempre con grande armonia.

La loro vita è cambiata il 27 gennaio 2017 quando Luca, colpito da un malore improvviso, è svenuto tre volte ed è stato ricoverato per accertamenti nel reparto di neurologia dell’Ospedale “Cisanello” di Pisa.

Dopo un mese di penosa attesa, è stato dimesso con la diagnosi di “probabile encefalopatia spongiforme sporadica”.

Increduli e angosciati dal referto, il 24 febbraio 2017 consigliati da persone a loro care, si siamo rivolti al Professor Gianluigi Zanusso dell’Ospedale di Verona per un riscontro.

Purtroppo, il Professore ed il suo staff, hanno accertato, tramite l’utilizzo di test da loro sperimentati, l’inesorabile ed effettiva presenza della malattia.
Alcuni giorni dopo, tornati a casa, Luca è ulteriormente peggiorato ed è entrato in uno stato vegetativo dal quale non è più uscito.

Hanno affrontato e combattuto questa malattia insieme, nella loro casa di Santa Croce sull’Arno.
Alessandra lo ha assistito giorno e notte per 18 mesi, con totale dedizione ed un amore unico, ma non è stato facile vederlo soffrire in quel modo.

Luca è volato in cielo il 12 agosto 2018.

Alessandra Ha sempre pensato che ci fosse una spiegazione oltre la logica a quanto è loro accaduto ed è anche per questo che ha deciso di costituire questa Associazione.

Per tenere vivo il suo ricordo in tutti quelli che gli volevano bene e nella speranza che i fondi raccolti da questa Associazione, siano utili alla ricerca medico-scientifica e ad aiutare le famiglie che soffrono per tali malattie.

..Non bastano le parole. Quelle volano. 
Ci vogliono i sorrisi e ci vogliono gli abbracci.
Ci vogliono i gesti e ci vuole la complicità. 
E poi ci vuole la presenza. Ci vuole tutto quello
che non vola. Ci vuole tutto quello che resta…

“La malattia ti ha portato via da me a soli 48 anni ed avevamo tante cose da fare insieme, come invecchiare, fare viaggi, stare abbracciati ed amarci ancora e poi ancora, ma questo non è successo, ma io ti ho promesso che verrò da te staremo sempre insieme amore mio ❤️”

A.G.N.

Associaciazione Nuti Luca

www.associazionenutiluca.it

associazionenutiluca@gmail.com

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L’arte di Miwa Komatsu : un ponte tra due mondi

Miwa Komatsu è cresciuta in un piccolo paese in giappone immerso nelle montagne, e da sempre è stata affascinata dalle figure mitologiche che abitano le foreste secondo i molti racconti della tradizione giapponese.

Queste creature sono animali mitologici  che gli esseri umani non riescono a vedere, e lei attraverso le sue opere descrive , le percepisce da sempre , e si narrà che sia stata proprio una di queste entità ad aiutarla a trovare la strada del ritorno ogni volta che si perdeva nei boschi da piccola.

Per Miwa le preghiere delle persone sono come tanti colori che vanno verso l’universo, ogni colore rappresenta una persona differente .
Ha il dono di rendere ciò che è invisibile visibile attraverso le sue opere.
Assistere a una sua live performance non lascia indifferenti.

Questa esile, educata e riservata Artista Giapponese si trasforma durante le sue performance, entra in una sorta di trance creativo, che la spinge a realizzare l’opera, che termina solo quando lei sente di essere finalmente rilassata.

Miwa Komatsu medita prima di creare un dipinto ed è attraverso la meditazione e la preghiera che sente di entrare in contatto con un universo parallelo e cogliere a pieno l’energia della natura, sono gli occhi della sua anima ad aiutarla a percepire e codificare quello che poi rappresenterà sulla tela.

L’energia, gli spiriti guida e la natura sono elementi fondamentali dei suoi lavori, che sono infatti costantemente intrisi di spiritualità e misticismo
Per lei dipingere è sinonimo di assoluta felicità e grazie alle sue opere riesce ad esprimere a pieno la sua anima.

Ale Musella

www.miwa-komatsu.jp

English Version

Miwa Komatsu grew up in a small country in Japan immersed in the mountains, and has always been fascinated by the mythological figures that inhabit the forests according to the many stories of the Japanese tradition.

These creatures are mythological animals that human beings cannot see, and she describes them through her works, always perceives them, and it is said that it was one of these entities that helped her find her way back every time lost in the woods as a child.

She has the gift of making what is invisible visible through her works.
Attending her live performance does not leave you indifferent.

This slim, educated and reserved Japanese artist transforms herself during her performances, enters a sort of creative trance, which pushes her to realize the work, which ends only when she feels she is finally relaxed.

Miwa Komatsu meditates before creating a painting and it is through meditation and prayer that she feels that she comes into contact with a parallel universe and fully grasps the energy of nature, it is her soul’s eyes that help her perceive and code what then it will represent on the canvas.

Energy, spirit guides and nature are fundamental elements of her works, which are in fact constantly imbued with spirituality and mysticism
For her, painting is synonymous with absolute happiness and thanks to her works she manages to fully express her soul.

Essere o apparire ? Questo è il problema. O forse no. di Guglielmo Giovannoni

Essere o apparire ? Questo è il problema. O forse no.


Credo non ci sia molta differenza tra le due cose.
Non sembriamo ogni giorno ciò che sentiamo?
I nostri stati d’animo, le nostre convinzioni le nostre forze e le nostre paure? Quando siamo felici possiamo apparire tristi? O viceversa? Dubito. Il mondo ci vede come realmente siamo.

Si dice che Essere è l’identità della persona, la sua intima natura, ciò che si è; apparire è il mettersi in vista, avere l’apparenza, sembrare ma anche mostrarsi. … Viviamo quindi in una società in cui conta più l’apparire rispetto all’essere o meglio dove l’essere coincide con l’apparire?
Il tema del contrasto tra essere e apparire venne affrontato già in precedenza da Seneca.

Egli in particolare nell’Epistulae morales ad Lucilium scrisse:
Nemo suum agit, ceteri multiformes sumus, ovvero: “nessuno si attiene a un solo ruolo, siamo tutti multiformi”.

Egli dunque pensava che l’uomo desidera assumere sembianze diverse, quindi apparire in maniera diversa, senza voler assumere un solo ruolo.
Infatti l’essere è la nostra identità più profonda ma come non può coincidere con L’apparire?

Una persona profondamente sicura di se, con un’io ben definito, potrebbe apparire impacciata o insicura? Non sarebbe possibile, perché andrebbe contro la sua natura più profonda. Naturalmente seguire gli stereotipi del momento, imitarli per sembrare come loro, dunque “apparire” come realmente non si è, diventa praticamente impossibile.
Vi spiego il motivo.

Quando imitiamo qualcuno, diventiamo una copia, e diventando una copia non possiamo essere l’originale. E se non siamo l’originale non siamo noi stessi. E non essendo noi stessi il mondo ci vedrà come realmente siamo. Ossia una copia di qualcuno o qualcosa.

Dunque qual è davvero la differenza tra essere e apparire?

Probabilmente nessuna. Dato che l’apparenza, a dispetto di ciò che si pensa, non inganna.
Ma nella maggior parte dei casi ci dice tutto ciò che c’è da sapere.

Guglielmo Giovannoni

Lucia Maria Collerone nel romanzo L’amore brucia come zolfo

Titolo: L’amore brucia come zolfo
Autrice: Lucia Maria Collerone
Casa editrice: WriteUp Site
Collana: Partenogenesi. Storie di e al femminile
Genere: Romanzo rosa / storico
Pagine: 242
Prezzo: 11,49 €

 

La scrittura di Lucia Maria Collerone è talmente realistica che il lettore, facilmente, riesce quasi a sentire quell’odore di zolfo che esce dalle miniere e che è intriso nei vestiti e nella pelle Dei poveri minatori che lavorano instancabili nelle miniere di zolfo di Caltanissetta, per poter dare una vita dignitosa alle proprie famiglie. L’amore brucia come zolfo mette in evidenza, nero su bianco, come questa città siciliana, nel
momento in cui era una delle città principali per l’estrazione dello zolfo, fosse caratterizzata da una netta distinzione tra le persone più umili e povere, e i nobili ricchi e possidenti, proprietari proprio delle miniere dove questi diavoli lavoravano per ore, ogni giorno.

E questa distinzione si vede nettamente nei protagonisti di questo romanzo storico, dalle sfumature rosa: da una parte si trova Cecilia, la protagonista, e tutte le persone che le ruotano attorno. Vive in una famiglia in cui il padre, Bartolo, lavora come minatore, e la madre, Santa, cerca di rendere facile e dignitosa la vita dei suoi figli, sfruttando al meglio quello che il marito riesce a guadagnare dal suo lavoro faticoso e opprimente. E nonostante le preoccupazioni per una vita così precaria, facilmente intaccabile da carestie e malattie, Cecilia, dalla bellezza particolare, con i suoi capelli rossi e i suoi occhi verdi acceso, riesce a mantenere la sua aria sognante, ma allo stesso tempo determinata, che la porta ad affrontare anche i momenti più sconfortanti con un piglio da vera guerriera. Una bambina che si ritrova a dover crescere troppo in fretta, preoccupata per le sorti della madre e dei suoi fratelli che, dopo la morte del padre, sarebbero stati costretti anche loro a un lavoro in miniera.

E da bambina diventa donna, dà tutta se stessa pur di guadagnare e far arrivare nella sua umile casa i soldi necessari per far sì di garantire le cure per la madre, che purtroppo si era ammalata, e un pasto caldo ai fratelli rimasti al villaggio.
Dall’altra, invece, si trova il Barone Ferdinando M., proprietario della miniera di zolfo più importante di Caltanissetta, abituato a vivere negli agi e, in parte, anche se caricato di grandi responsabilità, nella spensieratezza delle feste con gli altri nobili, della servitù sempre a sua disposizione, di una consorte, anche lei nobile, che più di tanti disturbi non gli dà. Una vita fatta di desideri che vengono sempre esauditi e di sicurezza economica, senza la paura di essere vittima di carestie. E Cecilia si trova presto a stretto contatto
con questa vita fatta di agi e comodità: viene infatti assunta per lavorare proprio a Villa Isabella, la dimore del Barone e della sua consorte, la Marchesa Luisa, prima come semplice serva che si occupa di rassettare, riordinare e lavare i panni, poi come ricamatrice, che entra nelle grazie della Marchesa, che le concede di
ricamare i suoi abiti, così come il corredo del suo primogenito. Si trova poi a essere inglobata nel turbinio di passione che si scatena nel cuore del Barone che, dopo averla vista da bambina ed essere rimasto incantato da lei, vuole farla diventare la sua amante.

Cecilia, quindi, si vede in una posizione difficile, combattuta tra il non rovinarsi la reputazione e il diventare una vera signora, quella principessa sveva che tanto le aveva fatto sognare di essere suo padre. Decide di prendere questa seconda strada, pensando, in qualche modo, di poter riuscire a vivere la vita da nobile che da sempre l’aveva affascinata.

Questa strada, però, non si rivela essere come lei l’aveva desiderata: l’amore verso di lei da parte del Barone è sincero, passionale, vero e la riempie di quella gioia che mai aveva provato in vita sua. Ma è allo stesso tempo fonte di sofferenza, ansia e privazione: privazione della possibilità di scegliere un uomo, al di fuori dell’ambito nobiliare, che potesse fare di lei sua moglie; privazione di una vita serena accanto all’uomo che ama, costretto, a causa del suo
rango e della sua posizione, a tenere nascosta questa relazione clandestina con una donna che non appartiene alla sua classe sociale; privazione della sua essenza stessa di donna, obbligata a non essere madre e a rifiutare di tenere con sé i cinque figli che il suo amato Nonò le aveva dato. E tutte queste rinunce, man mano che si procede nella narrazione, provocano un profondo cambiamento nella ragazza sognante, determinata e
intelligente che era prima di intraprendere questa storia d’amore: Cecilia diventa sempre più consapevole che la sua condizione di appartenenza alla classe più povera non cambierà mai, e, nonostante Nonò la tratti come la sua principessa, resterà sempre e comunque una ragazza di origini umili e la serva del suo padrone;
diventa sempre più consapevole che il suo sogno d’amore si rivela essere un incubo in cui è forzata e che, piano piano, la trascina in un Inferno da cui non risalirà mai più, e nel quale non sprofonda completamente solo perché si tiene aggrappata a quella solida radice che è l’amore di Nonò verso di lei, e il suo amore verso di lui; diventa sempre più consapevole che, ormai, la sua vita è vuota, è sola al mondo, non ha nient’altro che
il suo Barone. E tutta questa situazione la fa vivere in uno stato di lucida follia, di sofferenza e dolore, nella quale trascina, per mano, anche il suo amante, il quale non riesce a fare a meno di lei e, nei rari momenti di lucidità che la colgono verso la fine della sua vita, riconosce ancora quella Piccola Fiamma che tanto l’aveva fatto innamorare.
È una storia struggente, che la Collerone riesce a rendere in maniera magistrale grazie alla sua scrittura così incalzante, particolareggiata, ricca di colpi di scena e cambi di situazione improvvisi che rendono quasi impossibile al lettore interrompersi nella lettura nel bel mezzo di una vicenda. E la sua capacità di scrittura è tale che, attraverso le sue parole, si riescono a capire tutte le sfumature dei sentimenti e degli stati d’animo
dei diversi personaggi, portando il lettore a immedesimarsi in loro e ad accompagnarli nelle diverse vicissitudini.

Contatti
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www.luciamariacollerone.it/prodotto/amore-brucia-come-zolfo/

 

Pubblicto in collaborazione con

Il Taccuino – Ufficio Stampa per Scrittori ed Editori

Patrizia La Daga : Leadership Arena creata per dare valore alle eccellenze italiane

L’idea di creare Leadership Arena nasce dalla passione giornalistica e personale di Patrizia La Daga per raccontare le storie intense di vita vissuta e al grande desiderio di promuovere le eccellenze Italiane.

Nata a Milano l’anno in cui l’uomo è sbarcato sulla Luna , giornalista professionista, ha lavorato in Italia come redattrice nella carta stampata e in Tv private, occupandosi quasi sempre di impresa ed economia.
In Spagna, ha diretto un mensile dedicato alla new economy per poi dedicarsi alla comunicazione aziendale e all’organizzazione di eventi.

Patrizia è sempre stata affascinata dalle persone capaci di lottare per realizzare i loro sogni, persone che non si arrendono e raggiungono obiettivi importanti, sia personali che professionali.
Per questo, qualche anno fa, ha creato il magazine online

ItalianiOvunque.com, che racconta, appunto , le storie di eccellenza italiane nel mondo.
Grazie al feedback più che positivo ricevuto dal sito, ha deciso di lanciare un evento di storytelling che potesse essere di ispirazione per tutti.

Ha scelto di realizzarlo a Barcellona non solo perché ci vive da anni, ma anche perché qui risiedono quasi quasi 40 mila connazionali, un pubblico potenziale molto vasto.
La capitale catalana, inoltre, è da sempre meta turistica sia per cultura che per arte, facilmente raggiungibile dalla nostra penisola.
Nella prima edizione sono state tante le persone che sono venute espressamente dall’Italia per assistere all’evento.

In questo modo Leadership Arena permette a chi è interessato ai temi della formazione e della crescita personale di partecipare a una giornata ad alto “impatto emotivo” e allo stesso tempo di godersi un weekend barcellonese.
Una formula che è piaciuta anche agli spagnoli, che grazie alla traduzione simultanea hanno potuto godersi il talk show.

Perché per Patrizia La Daga Leadership Arena non è solo un evento motivazionale, ma anche una giornata per divertirsi e fare networking.

www.leadershiparena.it