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Susan Leyland, l’Arte di Plasmare l’Anima.

 

 

Per inquadrare e capire a pieno il percorso Artistico di Susan Layland è necessario partire da un cenno biografico :

Nata nel 1952, Susan è cresciuta in Inghilterra vicino a Cambridge. Il nonno, veterinario e allevatore di cavalli lei regalò il suo primo pony all’età di quattro anni.
Ha trascorso gli anni della scuola in collegio lontano da casa.
Amava lo sport e l’equitazione ma anche lo studio, soprattutto l’arte e la storia dell’arte.


Nel 1978 Leyland si è sposata e si è trasferita a Impruneta. Il 1981 e il 1986 hanno segnato l’arrivo dei suoi figli.
Dal 1982 al 2000 Leyland è stata insegnante di lingua inglese e  istruttore di equitazione dedicandosi contemporaneamente al disegno e alla pittura.

Affascinata dal lavoro degli artigiani della terracotta dell’Impruneta e incoraggiata dalla famiglia Mariani, Susan ha cominciato a fare le sue prime sculture usando questo antico materiale.

Nel 1998 Leyland ha tenuta la sua prima mostra, il cui successo ha segnato l’inizio della sua strada di artista .

SUSAN LEYLAND ARTISTA

Susan Leyland è in primis un artista a 360° e successivamente la sua passione per questo splendida creatura, l’ha fatta definire l’Artista dei Cavalli.

La sua conoscenza e affinità con questo animale , e lo studio di queste creature maestose , la loro fisionomia, la loro natura e la connessione tra il binomio Uomo Cavallo rende le sue opere perfette dal punto di vista della forma, evocando cavalli di straordinaria bellezza e carattere, donando anima propria ad ogni sua opera.

   

  

Questa sua conoscenza l’ ha portata ad un evoluzione della sua tecnica di lavorazione
Leyland, che è abile disegnatrice prima che scultrice, ha sempre preparato una serie di disegni dettagliati prima di passare a plasmare l’argilla.

  
Tuttavia, i suoi pezzi più recenti non hanno schizzi di lavoro e sono immagini che nascono spontanee create direttamente con l argilla come un’estensione del suo pensiero .
Leyland è conosciuta per le sue sculture di cavalli su blocco, Horse Block Sculpture.
Susan comincia da un blocco asettico e da questo , tocco dopo tocco evolve la materia e appaiono le figure equestri , come un vero e proprio processo di nascita.


L’uso attento di linee e di dettagli permette a Leyland di creare un contrasto dinamico tra la naturalezza delle figure e la rigidità del blocco, contrasto ulteriormente rafforzato attraverso i suoi bronzi e la gamma di patine leggere e sottili che crea.

La sua recente serie di cavalli a zonzo, Gallivanting Horses, può essere interpretata come una contrapposizione dei cavalli in blocco.


I cavalli a zonzo sono espressamente energetico; sono leggeri, gioiosi e dinamici, raccontano un movimento fugace.
Questi sono i cavalli in libertà, pieni di quello spirito ribelle che disegna il cavallo come l’unico animale che in realtà non domi, ma impari a rispettare , perchè è lui a decidere, lasciando al cavaliere il sogno di poterlo dominare, e ancora una volta queste opere appaiono in diretto contrasto con l’atmosfera signorile, tranquilla e quasi iconica che ritroviamo nelle sculture ,Horse Block Sculpture.

Così in due gruppi separati di opere Leyland cattura tutte le sfaccettature del cavallo e affronta la profondità dello spirito sfuggente e intrinsecamente affascinante che corre alla base di questi magnifici animali.
Queste opere accattivanti trasmettono un po ‘di mistero e la magia del cavallo ma consentono anche di identificare ed entrare a stretto contatto con loro.
Come tali esse riflettono per lo spettatore condizioni umane chiari e presenti, quelle d’amore di una madre per i suoi figli, di affetto reciproco tra amici, la gioia in reciproca compagnia e il dolore silenzioso di dolore e di perdita.
Le opere di Susan sono espressione del suo per la sua famiglia e per la vita e nello stesso tempo raccontano la tristezza interiore e la perdita …

http://www.equinesculptures.com/

“il mio lavoro è l’espressione del mio desiderio di realizzare giorno per giorno qualcosa di tangibile … ”
Susan Leyland

  

Anna Jolie : “Surreal Dreams” AUTUMN/WINTER 2018-2019 COLLECTION

La maison italiana Anna Jolie, fondata e diretta dalla fashion designer russa

Anna Chekunova,

dopo aver ricevuto in questi anni forti apprezzamenti del pubblico e dopo aver vestito numerose personalità dello showbiz ha annunciato la volontà di voler ampliare la propria presenza internazionale nel lusso.

Il bello delle fantasie e dei sogni surreali, è che sono perfetti. Basta chiudere gli occhi et voilà, ci si immerge nella visione idilliaca delle passione che avremmo sempre voluto vivere, quello che ricorda le favole, ispirazione, riporta negli anni ’50, il decennio che vive la rinascita della sensualità femminile e segna una rivoluzione sociale e culturale, prima ancora che di stile.

Linee morbide ed essenziali svelano una romantica luna di miele tra sensualità e Arte; una cura minuziosa per il dettaglio rende ogni abito una preziosa opera: tessuti importanti come seta, organza, chiffon, tulle, e pizzi accompagnano splendidi ricami e applicazioni di paillettes e perline eseguite interamente a mano.

“Colori non colori”, dal nero al bianco fino al rosa antico.

I Capi Anna Jolie celebrano la Bellezza della Donna conlavorazioni uniche, trasparenze in un elegante gioco di “vedo-non vedo”.
Gli abiti firmati Anna Chekunova rappresentano una donna surreale, bohémienne ma al contempo determinata, forte e con un’identità ben definita.

Abiti lunghi per la sera, trasparenze, ricami e applicazioni per una donna decisa, sensuale
e sicura di sé.

  

   

  

Il brand italiano nato a Milano nel 2015, propone capi di pret-a-porter e semi-couture posizionati nel segmento lusso.

Il nome “Anna Jolie” deriva dalla designer che nel nome “Anna” ha sempre percepito una sonorità femminile e raffinata.

Eleganza, linee pulite, romanticismo, raffinatezza, provocazione e sensualità: questi sono i punti cardini sui quali si articola la moda Anna Jolie.

Un sovrapporsi di stili contemporanei, unici ed originali, che proiettano le creazioni dal passato al futuro e sono capaci di raccontare il proprio tempo.

Le creazioni rimandano all’eleganza della moda degli anni 50’ e, in fatto di colori, sono tutte accomunate da un leitmotiv sempre presente in ogni collezione; il rosa antico e il bianco raccontano il lato romantico, dolce e sofisticato della donna; il nero e il rosso narrano il temperamento rock e trasgressivo della femminilità.

Anna Jolie veste le donne con abiti da Red Carpet, le donne che sanno amare, che apprezzano l’arte in tutte le sue forme, il cinema, la musica, il teatro e ogni linguaggio creativo capace di raccontare storie ed emozioni.

 

Il simbolo iconico di “Anna Jolie” è la rosa Red Passion che vola in cielo, presa come ispirazioni dal quadro di Salvador Dali “Rosa Meditativa”.

   

Brand Anna Jolie ha già mostrato le sue collezioni in tre sfilate in Italia più precisamente a gennaio 2016 presso Villa Olmo, a Como, e, successivamente, presso il Morgan Club a San Remo in occasione del Festival della musica italiana e mese di ottobre 2016 presso Villa San Michele a Fiesole e ha presentato la sua Ultima Capsule alla Fashion week Milanese presso la prestigiosa location Hotel et de Milan

Oltre ai modelli commercializzati e oggetto delle sue collezioni, Anna Jolie crea anche capi esclusivi su misura per i suoi clienti.

LA CURA DEL DETTAGLIO CONTRADDISTINGUE IL MONDO DI ANNA CHEKUNOVA, E NON SOLO PER LE SUE CREAZIONE , MA ANCHE PER LO STAFF DEL QUALE SI AVVALE, NULLA AL CASO!

Pagina su fb:
https://www.facebook.com/annajolieofficial/
Pagina su instagram: https://www.instagram.com/annajolieofficial/

Vinylismo Recordings: Sigis Vinylism & Co.

Poche righe per contestualizzare il personaggio poliedrico creatore dell’etichetta discografica neonata,ma dell’aspetto puramente Artistico parleremo in seguito!

 
Sigis Vinylism, Master of Art, Dj professionista e produttore, noto anche come il Signore dei Vinili, durante la sua prima partecipazione alla 54 ° Biennale di Venezia, il Ministero dei Beni Culturali italiano, lo ha consacrato come fondatore di un nuovo stile artistico:

IL VINILISMO

25 anni di duro lavoro, produzioni, un’invidiabile collezione di vinili, un percorso che fin dall’inizio è stato animato dalla volontà di regalare l’immortalità al vinile, Sigis Vinylism alias Matteo Antonio Vaccari dj, ha sempre lavorato come purista della console , con rispetto e fedeltà alle origini del djing.

 

         http://www.vinylismorecordings.com/

Questa Passione lo ha accompagnato negli anni passando dall’analogico al digitale, dalle sonorità techno underground alle evoluzioni dell’effettiva musica elettronica, mantenendo sempre la sua firma come un eccellente metronomo.

Ogni traccia ha un’onda sonora che non è mai uguale ma sempre avvolgente.

La creazione del’etichetta Vinylismo Recordings, è la realizzazione di un sogno, attraverso la quale poter dare voce e spazio a talenti inespressi , e per raccontare al Mondo una passione , quella che all’età di 14 anni, iniziò il percorso di metamorfosi di Matteo Vaccari trasformandolo anno dopo anno, inconsapevolmente in Sigis Vinylism
LA MUSICA

Buon Ascolto

https://www.youtube.com/watch?v=ncP5c0AP5d4  
https://www.youtube.com/watch?v=n2FzA03Cux4
https://www.youtube.com/watch?v=tjRpCL56Cz8

DIE MaUeR (2011): di Mauro Moriconi Digital Artist.

…..Quando prendi in mano un pennello e inizi a dipingere, puoi cambiare il mondo…
Quando hai tra le mani un obbiettivo, trasformi quello che ti circonda per trasmettere qualcosa, per sensibilizzare, e utilizzando la vita reale, oggetti reali, immagini reali, tutto diventa concreto, tutto diventa più forte, perchè l’alibi della fantasia…non esiste più….
Questo è il motivo per il quale Free-Magazine ha deciso di seguire , promuovere e riproporre i lavori, e le opere di Mauro Moriconi a partire dal primo Articolo scritto  sulle immagini decontestualizzate  che raccontano il circo della vita “Le Cirque” !

     http://free-magazine.info/arte/le-cirque-mauro-moriconi/

Diamo Spazio a DIE MaUeR

Mauro Moriconi concentra il suo interesse su temi vari, come il paesaggio urbano, la natura, elementi di plastica e le diverse facce e stati d’animo dell’essere umano. In un senso più ampio, si concentra sui contrasti, legati soprattutto al bene e al male, al passato e al presente, a tradizione e modernità.

Le figure umane, spesso trasfigurate attraverso la reminiscenza artistica e collocate in contesti in cui la natura è stata manipolata con l’introduzione di industrie, case, monumenti, solleva sempre la questione della funzione dell’uomo nel mondo, della sua forza creativa, ma anche del suo potere distruttivo.

  

I contrasti sono pertanto provocazione e fungono da stimolo per un costante interrogarsi sulla nostra realtà futura. Come sarà il nostro mondo futuro? Cosa accadrà agli animali e alla vegetazione? E al nostro cibo? Che cosa accadrà della nostra capacità di riproduzione? Questo è ciò che suggeriscono le foto di Moriconi.

  

Un impegno artistico che rivela una sensibile attenzione a questioni come ambiente e inquinamento.
Così, egli usa la fotografia digitale, arricchita da preziose incisioni che esaltano le luci e le ombre di ogni elemento visivo, al fine di ri-creare possibili scenari futuri e dare una ipotetica risposta, tracciando una via personale, surreale, per re-interpretare il mondo, immaginandolo attraverso uno sguardo visionario che filtra comuni paure, ansie e incertezze.

  

Nonostante il messaggio di critica dietro le sue opere e l’ambiguità in cui in esse sono abbinati alcuni elementi, le sue immagini trasmettono un senso di straordinario equilibrio e di pacata bellezza. L’interazione tra uomo e natura rappresentata da Moriconi è in grado di risvegliare nuovi significati e nuove situazioni, e solleva dubbi riguardo a una possibile soluzione.

Il fantasma di grandi e imminenti cambiamenti aleggia sulle sue foto e scatena la fantasia dell’osservatore, sfidandolo a un coinvolgimento in questo sforzo di profezia e voyance.

Paola Martini

 

 

Mauro Moriconi ama definirsi un Digital Artist, si esprime esponendo alcune serie di sue elaborazioni fotografiche di grande impatto attraverso le quali dimostra di avere un’ampia conoscenza della cultura figurativa, una capacità tecnica sicura e professionale, una fantasia ricca e una volontà di comunicare e raccontare che non può passare inosservata.

http://www.mauromoriconi.com/

 

Design in 365 Days un Progetto diventato Realtà !

 Design in 365 Days

voluto progettato e realizzato da
Christine Marsan http://www.christinemariemarsan.it/

Sempre con la valigia in mano – per lavoro o per diletto – da sempre porta con se immagini, particolari di strade, case, piazze, paesaggi: percorsi insoliti, la contraddistingue un anima inquieta continuamente alla scoperta.

Si è  sempre affidata all’intuito, dannatamente istintiva ha sempre seguito i suoi desideri e le sue idee, anche quando tutti intorno a lei le dicevano di non farlo.

L’intuito di un imprenditore, La creatività di un’artista, Il pragmatismo e la leadership di un manager, L’approccio innovativo e la personalità di un coach
“L’obiettivo del mio lavoro è aiutare i miei clienti a concretizzare i progetti più complessi, a trasformare le loro idee in realtà e a trovare soluzioni innovative per favorire il progresso personale e aziendale”.

Christina Marsan

  

Se hai un progetto complesso da portare a termine
Se vuoi riscoprire la tua motivazione
Se hai una nuova idea di business che vuoi trasformare in realtà
Se vuoi affrontare al meglio i cambiamenti
Se hai bisogno di soluzioni innovative ai tuoi problemi
Se vuoi migliorare

Design in 365 Days

https://www.designin365days.com/en/

L’obiettivo è generare un cambiamento nel lettore, attraverso un percorso giornaliero, anche settimanale.
La nostra serie di book-planner intitolata “Design your … in 365 Days” è realizzata proprio per questo scopo, con edizioni dedicate a business, creatività, felicità, successo e stili di vita sostenibili.

Design in 365 Days offre prodotti giornalieri originali ed esclusivi per supportare la tua crescita quotidiana.

  

I nostri book-planner non sono semplici libri da leggere, da sfogliare tutti in una volta e poi rimessi sullo scaffale.
Sono testi da leggere e rileggere; contengono preziosi consigli da parte di professionisti e interessanti argomenti settimanali per migliorarsi giorno dopo giorno, per 365 giorni.
Per rendere unico e interattivo il tomo abbiamo previsto anche pagine vuote per donare spazi in cui potersi fermare e riflettere dove poter appuntare i pensieri e le idee.

https://www.designin365days.com/en/content/7-My-bookplanner

«C’è un solo tipo di successo: quello di fare della propria vita ciò che si desidera»

 Henry David Thoreau

 

Andrea Pallanca: International Make Up Artist:

 

  

Ligure di nascita ma milanese d’adozione, Andrea è un gitano del trucco da sempre, per meglio imparare , interpretare e seguire la sua passione si sposta in Italia e all’estero con frequenza, perchè per lui non si è mai arrivati, i segreti del trucco esulano da una perfetta formazione accademica, e risiedono nell’esperienza, ogni cultura, ogni paese ha qualcosa da insegnare in questo settore.
Chiedere ad Andrea cosa sia il Make Up ha una sola risposta:

Make Up = Arte

  

Ha iniziato ad avvicinarsi a questo mondo a Imperia, sua città di origine, ma da subito ha sentito una forte attrazione per il mondo della moda, e Milano è diventato il suo primo traguardo da raggiungere.

Nella capoluogo Meneghino ha seguito corsi di specializzazione e si è ha creato la sua attività di consulente di immagine fino a diventare esperto del make up a livello internazionale.
Il viso di una donna è già di per sé un’opera d’arte e il trucco serve solo ad accentuare, valorizzare i tratti, senza trasformare.

Le caratteristiche di base devono restare intatte.
La mia consulenza, il mio lavoro la mia passione si riassume nel realizzare questa magia.

Negli anni ha avuto l’occasione di collaborare con firme prestigiose come Krizia, Alessandrini, Moschino, Byblos, Philipp Plein e ha lavorato nei backstage di eventi tv sia in Italia che all’estero in importanti emittenti.

  

Tanti sono i personaggi che sono passati sotto al sapiente tocco di Andrea:

Keila Guilarte Gonzales , la ballerina Anbeta Toromani, Juliana Moreira, Rosita Celentano, Valeria Marini e Anna Falchi in occasione di “The Look of the Year”, Carolina Crescentini, Serena Garitta, Malika Ayane…
Face Designer e docente Make up presso prestigiosi Istituti di Moda e numerose Accademie, Scrive testi e da consigli su diverse riviste di settore e non.

Sfilata Anna Jolie Fashion week 2018 https://www.instagram.com/annajolieofficial/

 
Specializzato nel Permanent Make up inizia la sua formazione presso Biotek diventando Docente Master, partecipa come relatore al “1st Permanent Make-Up International Conference” di Stresa e ha collaborato con l’Accademia Italiana di trucco permanente trasmettendo la sua passione alle allieve che desiderano intraprendere un percorso impegnativo ma ricco di soddisfazioni in questo affascinante mondo del Make Up.

“Non servono parole per capire un viso, ma basta saper osservare con attenzione:
Gli occhi, lo sguardo, la mimica di una persona raccontano, il mio lavoro parte dall’ empatia creata nei primi minuti di un incontro”, la mia più grande soddisfazione rimane donare luce ad un volto, arrivando all’Anima”.
Andrea Pallanca

Brand Ambassador ZAO Make Up  http://www.zaomakeup.com/it/ 

https://www.facebook.com/Andrea-Pallanca-1530452283857850/

  

   

 

Daniè Made in Sicily: Il Profumo del Sole!

  

Danié Made in Sicily nasce nel 2016 dalla passione per l’artigianalità di

Daniela Napolitano.

Figlia d’orafi, da sempre affascinata dall’arte e dalla bellezza del creare “a mano”.
Nasce a Ragusa e studia a Firenze per diventare orafa e incastonatrice di pietre preziose.

Adesso è l’ideatrice di una collezione tutta sua di borse – coffe – e accessori moda ispirati alle origini siciliane.

     

Interamente realizzate a mano, le coffe di Danié Made in Sicily sono create utilizzando la “curina”: la parte più tenera della palma nana siciliana.

      

   

In passato, questa veniva utilizzata dai contadini come cesta o contenitore per il trasporto del foraggio degli animali o di strumenti per l’attività agricola.

Oggi acquista una nuova vita e una nuova veste.

Prima sfilata durante la Fashion week Febbraio 2018 per Daniè organizzata da Davide Gambarotto Presidente  Business in Fashion http://www.businessinfashion.com

         

Intreccio tra tradizione e innovazione, la coffa viene reinventata e impreziosita con pizzi, passamanerie, rafie, piccoli specchi, nappe e nacchere. Per la sua collezione, Daniela ripropone lo stile delle splendide ceramiche della città di Caltagirone in maniera innovativa e tutta personale.

Tra colori sgargianti e morbide forme, Danié Made in Sicily aspira a celebrare la «sicilianità». Il suo motto? Conoscere e far conoscere il carattere di una terra unica per poterlo reinterpretare ogni giorno, in modo sempre nuovo.

 

per info

 davide@businessinfashion.com

Diego Anastasi : La Scarpa su Misura!

 

   

“Un’idea di bellezza, la voglia di trasformarla in un disegno, in una forma, in una scarpa, l’attenzione per il dettaglio, la scelta di materiali migliori, un processo produttivo lento guidato da mani esperte che hanno il dono di saper fare, le fatiche, la soddisfazione di un risultato di eccellenza che non tradisce le attese.”
Vi presentiamo Diego Anastasi.
Diego dopo anni di esperienza ha deciso di puntare su due linee fondamentali:
Una linea luxury, realizzata con lavorazioni più elaborate, frutto di 300 passaggi manuali e dipinte a mano su vitello conciato al naturale.

Una linea che dà spazio alla creatività, il classico che non passa mai di moda con un design e una lavorazione originali e innovativi.

Curare personalmente forme e piccoli dettagli della scarpa, rendendo ogni pezzo unico.
La differenza tra Diego Anastasi e molti altri è il suo modus operandi, si sposta per andare incontro al cliente, ascolta le sue esisgenze, prende le misure , sceglie e propone i materiali e torna in laboratorio, crea la calzata, e ritorna per un ultima prova, solo dopo questa seconda fase , la scarpa può essere finalmente ultimata.
Scarpe di qualsiasi modello per piedi difficili e delicati, senza limiti di misura, con accorgimenti ortopedici personalizzati.

Ogni realizzazione di un paio di scarpa elegante da uomo è fatto secondo il desiderio del cliente su tutti i componenti che lo riguardano.
In un universo di produttori solo quando il cliente può decidere il tipo di pellame, il colore, la lavorazione fino ad arrivare al colore della suola la scarpa può definirsi “Su misura”.
“Non voglio essere più bravo degli altri Voglio solo la vostra soddisfazione “. E’ questo la mission di Diego

Vi confidiamo un segreto, Diego Anastasi non si ferma alla scarpa!

Coming soon

Diego Anastasi

+39 339 1889089

info@diegoanastasi.it

www.diegoanastasi.com

USHBAG : Credi al colpo di fulmine ? Prova con la borsa aquilone !

   A cura di Eleonora Allegrina (www.girlsontheroad.it )

Ci sono oggetti più importanti di altri : le borse, ad esempio , hanno un destino comune, quello di essere trasportate in lungo e in largo, di essere abbandonate per ore sopra una sedia per poi  essere lanciate sul pavimento di casa dopo una giornata frenetica! Per non parlare dei luoghi  frequentati : sedili della metro, del treno, degli autobus, luoghi angusti insomma!

Scegliere una borsa equivale a scegliere un appendice di noi stessi, per questo è così importante trovare  quella giusta …perché ci identifica e ci aiuta!

Da donna posso confermarvi  quanto fastidioso possa essere uscire con appresso la borsa ” sbagliata”, quella troppo piccola o grande, che si apre difficilmente ed in cui tutti gli oggetti spariscono misteriosamente !

 

Nel pianeta delle borse spicca una stella, USHBAG!  Nata dalle menti di due designer milanesi nel 2013 e portata avanti da due giovani ed ambiziosi imprenditori, Tobia Bearzotti e Paolo Saltarelli,  è una realtà imprenditoriale vivace e fresca.

Sarà per la linea di puro design spiccatamente milanese, sarà per i colori o per la forma ad aquilone che la rende unica…USHBAG è  la perfetta borsa business…e non solo!

Anche la rivista Glamour, bibbia della moda, ha riconosciuto l’ estro di questi prodotti, così innovativi per forma e materiale.

USHBAG : LA COLLEZIONE 2017

Sono 5 le collezioni presentate per questa stagione; pochette, I Pad case, PC case o zaini, scegliete la vostra USHBAG preferita tra una selezione di prodotti che ho scelto per voi…

GLI ZAINI

Casette o aquiloni? Gli zaini Ushbag  sono rigorosamente made in Italy! La cerniera verticale e la forma piegata (un po’ origami style) ne fanno un accessorio assolutamente originale e che non passerà inosservato!

 

PC CASE

IL PC è uno strumento essenziale per te? Allora non potrai fare a meno delle nuove custodie! Prova la versione bi-color!

MARIADELEMILANO: quando le borse raccontano una storia…tu ascoltala !

   A cura di Eleonora Allegrina  (www.girlsontheroad.it)

Si dice che le scarpe siano un po’ come gli amanti : scelti d’impulso! Le borse, invece,  potrebbero essere paragonati  ai mariti … ci si mette un po’ a sceglierle ma si custodiscono più a lungo ! Sembra un detto d’ altri tempi ma riflettendoci potrebbe descrivere alla perfezione ciò che prova una donna durante la scelta di una borsa; la valuta, la tocca, la rivaluta ed infine la paragona a quelle che già possiede.

La mia ultima scoperta in fatto di borse ed affini è un brand che ha ispirato questo articolo : sto parlando di MARIADELEMILANO e delle sue borse dalla femminilità contemporanea.

Le linee sono sinuose, tondeggianti, morbide come il corpo di noi donne. Deve essersi ispirata all’ universo femminile la stilista Mariadele Mancini quando, nel 2015 fondò insieme a Fabio Gasperini il loro marchio.
Il risultato è un concetto del tutto nuovo di realizzare borse utilizzando in maniera non convenzionale tessuti provenienti dal mondo delle schermature, della nautica e della moda.

 

 

 

Mi piace per questi motivi MARIADELEMILANO, ed anche perché la produzione è totalmente made in Italy. Un vanto non da poco, considerati i tempi in cui viviamo !

 

  Eleonora Allegrina

 

DELTA NA: Due Artisti una sola Anima

 
Neva e Alessandro sono due Artisti italiani di talento i cui dipinti appaiono immediatamente unici e particolari per l’utilizzo dei colori e per la loro tecnica pittorica.
Si incontrarono in una classe universitaria, dove entrambi studiavano per diventare psicologi, fin da subito il loro rapporto divenne empatico e destinato a crescere nel tempo.
Si persero di vista  per poi ritrovarsi nuovamente  sette anni  dopo.
Dopo essersi sposati, i due hanno cominciato a spostare la loro attenzione  dalla psicologia alla pittura.
Interrompendo il loro iter legato alla psicologia iniziano a viaggiare per il mondo, passando il tempo in quattordici diversi paesi, prima di stabilirsi definitivamente a Los Angeles.
Una caratteristica che rende speciale il loro lavoro è che occupano la stessa tela allo stesso tempo, lavorando  a 4 mani ma con una sola anima che regala alla vista un  risultato che si traduce in una visione spettacolare di colori, linee e forme che evidenziano il loro amore per l’arte.
The Colours of Joy è una serie di dipinti ad olio di colori vivaci e sbalorditivi che si fondono insieme in modo ritmico, e così in sincrono che sembra difficile sia la creazione di due diverse persone .
  Hanno esposto questa serie di opere in una personale alla Boa Art Gallery di Los Angeles. Dopo questo periodo hanno focalizzato la loro attenzione artistica su Fiori, con forme morbide e tonalità delicate che sono diventati il ​​loro modo di esprimere sentimenti. Delta N.A. i fiori non sono fiori realistici ma più astratti e istintivi. La loro arte si è espansa fino alla scultura nel 2011.
Hanno esposto i loro fiori alla Soho Gallery di Beverly Hills durante American Dreams Exhibition, in Italia in uno spettacolo personale dal titolo “emozioni in fiore” al MAC Museum, allo spazio Bim di Torino e al Die Mauer Arte Contemporanea a Prato. 
Nel 2014 la rivista d’arte internazionale Irreversible ha invitato Delta N.A. a rappresentare l’Italia ai Miami Art Days con la loro scultura In Love.
Alla fine del 2014 la loro arte è diventata astratta.
I fiori persero la loro forma per diventare pura poesia e sentimenti. Questa serie è conosciuta come la serie Armony e sta ancora andando avanti.
Oggi le forme geometriche e i colori sono tornati a ispirare i due artisti in continua evoluzione, nell’estate 2017 sono stati protagonisti di una personale a Jakarta che ha iniziato a renderli  conosciuti e riconosciuti anche in questa regione del Globo.
L’Ambasciata d’Italia l’Istituto Italiano di Cultura, Jakarta la città di Asti e il Monferrato Il patrimonio Unesco hanno organizzato un laboratorio artistico e mostra di pittura  itinerante “Un viaggio con il cuore”con protagonisti gli Artisti Delta NA.
Incontrando Alessandro e Neva,  la sensazione che rimane è in primis è quella  di trovarsi davanti due splendide persone prima ancora che due eccezionali artisti!

“Mai Più Sole”…. sembra una semplice frase…ma è una splendida realtà

Mai Più Sole Contro il Tumore Ovarico e non solo…
“Il gioco di squadra fa la differenza” e “la vita è tutto il resto”,
Il progetto promosso dalla

Fondazione Taccia Ricerca sul Cancro” nasce da un’idea di Albachiara Bergamini, consigliera della Fondazione .
Nel 2013 è venuta mancare una sua cara amica ,che si è ammalata di tumore ovarico e che , come troppo spesso accade , ha avuto pochi punti di riferimento, risposte e consigli.
Mai Più Sole viene alla luce affinchè le donne non si sentano sole e abbandonate nel momento che mai nessuno si augura di vivere, scoprire di avere un cancro e si sentano invece tremendamente vive, e possano aiutarsi l’una con l’altra e creando una rete femminile.

L’informazione è fondamentale, è la prima forma di prevenzione per le neoplasie come il tumore ovarico per cui non esiste uno screening specifico. La si intende diffondere attraverso la testata www.maipiusole.sardegna.it, nata inizialmente per il solo di tumore ovarico e che ha poi approfondito anche le altre patologie oncologiche femminili.
Il sito raccoglie informazioni scientifiche, interviste ai medici e professionisti, le rubriche curate dalle donne che raccontano il proprio vissuto, le loro testimonianze video e lo spazio in cui chiedere consigli allo specialista.
Una prerogativa del gruppo che si è formato attorno a Mai Più Sole è l’assenza di etichette, il non voler raccontare la malattia come vittime, ma come donne propositive che Vivono con dignità e onorano il proprio tempo.
segnaliamo anche la nostra vicinanza alle donne dell’est che fanno poca prevenzione, per le quali abbiamo messo a disposizione delle visite gratuite ginecologiche e delle locandine informative in lingua ucraina e russa oltre alla sezione a loro dedicata all’interno del portale.

Molte sono le iniziative legate allo sport alle quali questa associzione aderisce, una su tutte , Solowoman Run,  organizzata da Isa Amadi che nell’ultima sua edizione dove l’Artivista Adele Ceraudo è stata Madrina è riuscita a mettere insieme a Cagliari oltre 13300 donne, un fiume rosa invadere una città

Racconta la tua storia! Se ti fa stare bene condividere le tue emozioni durante il percorso oncologico o quello di un tuo caro e pensi possa aiutare chi legge il portale scrivi a info@maipiusole.sardegna.it Saranno felici di pubblicare il tuo racconto!

Donare non è un obblgo..ma non aspetatte di essere colpiti personalmente prima di capire che anche solo un euro può fare la differenza ….

IBAN: IT41O0306904861100000060642
BANCA: Banca Intesa San Paolo – Largo Carlo Felice, 58, Cagliari
CAUSALE: Donazione Progetto Mai più sole Contro il tumore ovarico

www.maipiusole.sardegna.it

Hey, Mr. Mario Vespasiani, le opere, i pensieri e lo stile. 

Nella storia dell’arte ci sono sempre stati artisti che hanno contribuito ad offrire una versione del presente inaspettata e incredibilmente libera. 
Alcuni sono stati scoperti e valorizzati col tempo, altri hanno combattuto con tutte le forze quel sistema di cose che proprio non accettavano. Poi ci sono quelli che aprono nuovi varchi, che hanno un talento tale da porli fuori da ogni confronto e paragone di sorta. Mario Vespasiani appartiene a questa ristrettissima categoria che oltrepassa le più comuni classificazioni e che si muove su più versanti, con una vitalità che da tempo non si coglieva nell’arte Italiana.
 Artista visivo, nato in quel golfo di Venezia i cui toni di colore arrivano fino alle Marche, al compimento dei quarant’anni e dei venti di attività si svela in questo libro che rispecchia il suo essere, tra leggerezza e profondità, semplicità della parola e potenza del messaggio. Pittore nato, espone fin da quando disegnava sui banchi dell’Istituto d’Arte, dove conosce Mara che diventerà la sua musa storica e “regista” della pubblicazione. 
Hey, Mr. Mario Vespasiani è infatti il titolo che lei ha scelto richiamando il comune saluto di tanti amici stranieri all’artista e ha impostato il ritmo delle pagine come una narrazione cinematografica che inquadra, momenti privati, inaugurazioni, opere e allestimenti, alternando le immagini con frasi e considerazioni che ha recuperato negli anni anni sulla fan page Facebook di Mario
 Il risultato è quello di un “manuale di volo”, con flashback avanti e indietro, sul questo ventennio di carriera di un artista che ha saputo fondare regole proprie, in uno spazio mobile ma ben definito, dove l’etica corrisponde all’estetica, la luminosità delle opere alla brillantezza dei suoi occhi.
 
Quaranta, tra libri e cataloghi personali hanno immortalato la sua ricerca e questo volume sembra essere un segnale di come lui voglia porsi, anche fisicamente, sottolineando la sparizione del confine tra arte e vita e attualizzando il senso del sacro in ogni tema trattato come in ogni giorno speso in studio, indifferente se la nostra società ha puntato invece a desacralizzare anche quelli che venivano considerati da sempre dei valori indiscutibili.
Il volume si apre con la personale Cosmogonia, un’inaspettata e minuziosa descrizione degli elementi di cui è composta la sua ricerca, elencando sia quelli visibili che quelli invisibili di cui si nutre.
 Mario Vespasiani è ad oggi considerato uno dei grandi maestri del colore e il questo libro espande la sua energia creativa, evidenziando come si possa avere un’identità chiara da essere riconosciuto in un semplice colpo di pennello e come il suo “Italian Touch” lo abbia reso inconfondibile: per come si muove, per come ti guarda e per il suo stile. Lo si riconosce a distanza, per le vibrazioni che emanano i suoi colori o perfino per come indossa un cappello.
 
 
Caratteristiche:
Titolo: Hey, Mr. Mario Vespasiani
pagine: 216
formato: 23×15,5 cm
curatrice: Mara
anno: 2018

Oltheatre: Prima Nazionale per INTRECCIANDO PUCCINI Sabato 6 aprile, ore 21.00 Domenica 7 aprile, ore 16.00

INTRECCIANDO PUCCINI

PRIMA NAZIONALE

In scena

Mitia CarliNiccolò CataniLuca CiullaLuis ColomboGiorgia   MagroErika  RavotAlice  Tagliaferri, Francesco Tomasi, Daniel Tosseghini, Luca Zanni.


Direzione Artistica:   Giulia Staccioli
Consulenza musicale:  Sandro Dandria

Disegno luci:  Alessandro Velletrani
Coreografie di:  Fabrizio CalannaVito CassanoAlberta PalmisanoGiulia Staccioli
Produzione Oltheatre e Accademia Kataklò

Una collaborazione tra Accademia Kataklò, Giulia Staccioli e Oltheatre. Nasce da un pensiero originale di Vito Cassano. Un lavoro creativo e collettivo che desidera dare una chiave di lettura alternativa al nostro italianissimo patrimonio musicale, un intreccio di melodie liriche pucciniane.

In scena 10 performer con le creazioni dei maestri-coreografi di Accademia Kataklò: Fabrizio Calanna, Vito Cassano e Alberta Palmisano.

Ogni coreografo dà vita a un’eroina: Tosca, Madame Butterfly e Turandot, tre donne, tre amori, tre storie senza tempo, 3 aspetti di un’unica e variegata entità femminile.

Ciascuna con il proprio destino da compiere nelle mani di un Puccini-macellaio frenetico dispensatore di sorti crudeli.

Uno spettacolo per incuriosire un pubblico interessato alle contaminazioni artistiche, per riscoprire un repertorio musicale storico nazionale dai significati e contenuti ancora estremamente attuali e per godere della qualità del gesto fisico, teatrale, aereo e coreutico dei 10 performer in scena. Un’opera dal giusto equilibrio tra messaggio ed estetica, dalla scenografia essenziale, ma evocativa, tra tensione ed emozione, con l’intensità e l’ironia propri del linguaggio di Staccioli, che si ritaglia, per questo progetto, il ruolo di provocatrice, legando stilisticamente le creazioni coreografiche.

Un Puccini da vivere, ascoltare, riscoprire.

Oltheatre al De Sica

Via Don Luigi Sturzo, 25

20068 Peschiera Borromeo – Mi Per info: 02 5165 0936

Da Milano: bus 66 a 50 mt dal teatro/MM3 +902 da San Donato

www.oltheatre.it

“La Romanità” Parole e immagini di Silvia Iannotti

“La Romanità”, che strano termine, forse non esiste neanche ufficialmente, ma di sicuro per chiunque abbia avuto la fortuna di vivere anche per un solo giorno Roma, appare un termine che in una parola riesce a raccontare una cultura, una città…
Esistono persone, individui rari, che attraverso le loro doti innate , riescono a raccontare “la Romanità”
Non credo di dover aggiungere altro se non buona lettura e buona visione vi presento
Silvia Iannotti, testi e immagini ovviamente sono suoi….con lei abbiamo deciso di intraprendere un percorso editoriale che porterà entro alla fine dell’anno alla realizzazione di un progetto: ” Ho troppe cose da dire per stare in silenzio”

Nun me Vedi, ma esisto…

Pure se me metto in piedi
Te che passi nun me vedi
Co’ che fretta ve ‘n ‘annate
Pare quasi che scappate

Quanno che sta vita m’ha scerto
Er nonno mio s’è capovorto
N’avrei mai voluto fa sta fine
Ce penso sempre, tutte le mattine

Lunghe e fredde so le notti
C’ho li pedi scarzi e cotti
Co’n cartone pe’ coperta
Su ‘ na strada tutta aperta

Come letto sto sdraiato
Sopra ar marmo congelato
Si buttate li giornali
me ce faccio li guanciali

Un sorriso nun c’ha prezzo
Nun me merito disprezzo
Io non v’ho levato niente
Avoi che sete bella gente

Quindi stateve tranquilli
Perchè in testa nun c’ho grilli
Fate ‘na cosa ‘n pò ‘nconsueta
Passanno, regalate ‘na moneta

Silvia Iannotti

Alexander Platz Jazz Club : ….”Le Radici Profonde non Gelano”….

L’Alexander Platz Jazz Club, lo storico locale di Roma fondato nel 1984 e considerato uno dei 100 migliori locali jazz al mondo, riapre i battenti giovedì 18 ottobre 2018.

<<bisogna trovare il modo di spezzare l’accerchiamento culturale e la musica è il mezzo giusto….>>

Questa frase di Giampiero Rubei, è il motivo per il quale nel 1984 ha deciso di dare vita a quello che poi diventerà una pietra miliare per chi ama la musica : L’Alexander Platz Jazz Club a Roma.

 

Il suo impegno per il jazz a Roma è ricordato anche per i molti anni trascorsi come direttore artistico della Casa del Jazz attività a cui ha poi affiancato molti altri progetti collaterali in cui offrire spazi alla creatività con workshop e cicli di concerti itineranti.

Nel gennaio del 1983 concepisce insieme all’amico e collaboratore

Antonello FerdinandiOra di Musica” una manifestazione che dava la possibilità a tutti gli studenti romani di esibirsi per due giorni sul palco del Teatro Tenda “Seven Up” di Roma in cui, molti futuri musicisti iniziarono proprio da quell’evento a prendere consapevolezza della loro capacità di trasmettere pensieri e passione attraverso la musica , Il passo fu breve e un anno dopo apre i battenti l’Alexander Platz che divenne in poco tempo il punto di riferimento per tutto il jazz italiano e non solo , e che ha visto il passaggio di leggende come Chet Baker, Chick Corea, Wynton Marsalis, Ray Brown, Tony Scott, Benny Golson, Billy Higgins, Michel Petrucciani, Michael Brecker, Joshua Redman, Joe Lovano……
Niente è facile, ma tutto può diventare realizzabile se cuore e passione si alleano
Dopo una stagione di inattività e la scomparsa del Padre

Eugenio Rubei riprende le redini del Club in mano, e con forza e determinazione, riapre le porte di un locale storico che tutto il Mondo ci invidia.
Il Club non ha una vera e propria insegna, anche perchè non vive sul passaggio casuale delle persone, ma vive su chi la musica la conosce, la ama, la rispetta, e che non per caso sceglie di trascorrere una serata all’Alexander Platz, ma per scelta.

Scendendo le scale immediatamente si percepisce che non è un pub, un bar un ristorante, ma un Club, dove anche la cucina e il buon bere non sono lasciati al caso, qui la differenza tra un Barista e un Barman è evidente, e credetemi , oggi non è per nulla scontato …

Gli artisti si muovono come a casa loro, sorridono, stringono le mani, e firmano autografi, sotto lo sguardo fiero e soddisfatto , e anche emozionato, di Eugenio Rubei.

Le pareti trasudano storia, quello che distrattamente potrebbe sembrare una macchia sul muro è invece una componente imprescindibile del locale, niente trucco, niente magia del pennello, ma semplicmente un ricordo di quando era possibile fumare nei locali, lasciato volutamente li a raccontare insieme alle migliaia di firme dei musicisti che hanno avuto il piacere e l ‘onore di far parte di questo mondo , 40 anni di musica , passione, lacrime e gioia che hanno reso unico questo luogo.

Le luci soffuse in peno stile Jazz, un piccolo palco, i tavolini tutti intorno, e la musica torna ad essere regina incontrastata della serata…

Chiediamo a Eugenio Rubei cosa signifca aver riaperto l’Alexander Platz :
“Rendere immortale il lavoro quarantennale di mio padre e dare alla città di Roma un luogo di reale aggregazione del mondo del jazz, che accompagni le generazioni attuali e possa essere in grado di andare oltre

Questo progetto divenuto realtà , grazie alla capacità imprenditoriale , alla passione di Eugenio Rubei e al Team che lo corconda, si è trasformato in un vero e proprio Format esportabile, e che a Breve troverà altri paesi, altri luoghi dove poter dare vita e spazio alla Musica, mantenendo intatta la grande passione per questo mondo fatto di note e sogni della Famiglia Rubei .

Riapertura  con Roberto Gatto 4et

   

batterista Roberto Gatto accompagnato da Alessandro Presti alla tromba, Domenico Sanna al piano e Matteo Bortone al basso

Le prime note!!! RE-OPENING Roberto Gatto 4et

Gepostet von Alexanderplatz Jazz Club am Donnerstag, 18. Oktober 2018

“….Era il 1984 quando la passione per il Jazz condusse il temerario e visionario Giampiero Rubei a trasformare un locale buio ed umido in quello che finì con l’essere il Tempio del Jazz prima romano, poi italiano ed infine un luogo di incontro e scambio di respiro internazionale…..”

www.alexanderplatzjazz.com

 Info & Prenotazioni

Articolo pubblicato in collaborazione con

www.postgarage.club

 VERY SOCIAL PEOPLE

Dall 8 Giugno al 7 Luglio a Udine : Sesta edizione di “L’Arte Non Mente” Genius Loci Oltre il Manicomio

“L’Arte Non Mente” è una rete di persone, un unione di anime che condividono gli stessi valori e le stesse visioni che sono stati in grado di dare vita a una sinergia spontanea e rigenerativa.
L’Arte non mente è diventato un contenitore sia fisico che astratto: il Parco di Sant’Osvaldo che ospitava l’Ospedale Psichiatrico, simbolo di chiusura e privazione è il luogo fisico oggi trasformato in uno spazio dove accrescere idee, libertà vitale e opportunità, l’astratto, è la creatività che ogni singolo Artista ha deciso di donare al progetto, e l’anima di ogni spettaotre , visitatore che ha avuto la fortuna e la forza di poter esserci…riportando a casa un regalo inaspettato che si chiama consapevolezza di…

Per mezzo dell’arte vogliono garantire l’inserimento di ogni persona all’interno della società, in uno stato di equità e pari opportunità.
L’Arte non mente si è trasformata in un evento che usa un luogo come una piattaforma artistica nella quale far confluire arti visive, performative e musicali che portino lo spettatore a riflettere e successivamente ad esprimersi con consapevolezza…

Sono arrivati alla sesta edizione, in punta di piedi, basando tutto sui propri sforzi, crescendo di anno in anno, in termini di Artisti coinvolti, pubblico e visibilità.

Questa edizione che si chiamerà
Genius Loci – Oltre il Manicomio e avrà come Madrina dell’evento la direttrice dei Civici Musei di Udine

Vania Gransinigh.

GENIUS LOCI nasce dall’idea del duo TTOZOI, formato da Stefano Forgione e Giuseppe Rossi di realizzare opere d’arte direttamente nei luoghi storici prescelti, attraverso l’originale tecnica della proliferazione naturale di muffe su juta, con interventi pittorici successivi.

I luoghi prescelti per questo originale progetto artistico, unico nel suo genere, e sviluppato con il Patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo MiBACT, sono stati due siti Unesco, simboli universali della cultura architettonica, artistica ed archeologica italiana.

Foto di Alfonso Firmani  

Catturare l’”anima” di un determinato luogo, da qui il nome del progetto Genius Loci..
Il padiglione 9 , il padiglione delle Donne sarà il palcoscenico per queste opere , oltre al duo TTOZOI gli 8 artisti coinvolti ( Beatrice Cepellotti, Daniela Daz, Alfonso Firmani, Gangheri Ugo, Maria Elisabetta Novello, Silvano Spessot, Enzo Valentinuz ) sono stati scelti dalla curatrice di L’Arte non Mente,

Donatella Nonino che da oltre 20 anni crede nella potenza dell’arte per comunicare e che è stata in grado di trasformare un luogo di orrore in un luogo da dove ripartire e rinascere, le tele sulla quali gli Artisti realizzeranno le loro opere avranno dimorato per circa 40 giorni nei cinque padiglioni dell’ex manicomio di Udine, ricevendo una diversa gestazione per ogni singola tela , che permetterà alla materia di catturare l’humus, l’anima del luogo e trasferirvi la memoria del “contenitore” culturale mediante il «condizionamento emotivo» e il «condizionamento ambientale», in grado di evocare nella mente dell’osservatore la storia e le suggestioni dei luoghi prescelti.

Per la CONCEPT AREA , le ex cucine, è stata scelta l’Artivista Adele Ceraudo, da sempre vicina ai temi del Dolore, della rinascita di luoghi e anime, della resilienza, avrà a disposione un intero padiglione, nel quale esporra alcune sue opere scelte tra i vari periodi della sua carriera, che raccontino il suo percorso emotivo e di Artista, il tutto unito ad una sua performance in loco, che sarà poi visibile per l’intero periodo dell’evento attraverso un monitor in modo che ogni spettatore possa entrare pienamente nel mondo dell’Artista, che dal primo momento in cui ha messo piede in questo luogo, ha sentito di voler dedicare se stessa nel raccontare le urla e la sofferenza che ancora oggi queste mura trasudano.

VILLA PRIMAVERA: percorsi fotografici, mostra d’arte a cura dell’Associazione Formamentis

PARCO ESTERNO: installazioni artistiche che vedono protagonisti Artisti come Passonia, Jo Egon, Nathalie Ceppellotti, Marco Tracanelli, e molti altri che hanno deciso di esserci, per raccontare quello che è stato…e che mai più dovrà accadere.

Ogni anno questa manifestazione cresce di intensità, di forza, i molti scettici del passato oggi sono i primi sostenitori di questo progetto oggi diventato realtà.
Non vi rimane che toccare con mano e sentire con l’anima quanto raccontato, e credetemi, una volta usciti da questo luogo, vi sentirete più ricchi…
Alessio Musella

Progetto: Donatella Nonino referente – C.I.D.R. Centro Integrazione Diritti Riabilitazione della Cooperativa
Duemilauno Cooperativa Agenzia Sociale – CIDR Udine
Responsabile scientifico: Donatella Nonino
Coordinamento: Mario Cicoira, Sergio Serra.
Logistica: Laura Cosco
Responsabile concerti e dibattiti: Igor Peres

Meeting with LASCIA LA SCIA: coworking&artistic-lab

In una giornata profumata dalle prime margherite di questa primavera 2019 incontro la creazione di un gruppo di giovani donne architette, cinque amiche che insieme hanno dato vita allo spazio artistico LasciaLaScia, un Coworking space innovativo e davvero unico nel suo genere. Lascialascia è una fondazione nata nel 2011 che prese forma col coworking space nel 2015, perfezionandosi con lo spazio artistico nel 2018. Eccellentemente arredato, ricco di design e pulizia, le ampie stanze con pareti bianche e dettagli originali hanno dato vita ad un luogo di pura creatività. Accolti dal piccolo Pu, un bellissimo cagnolino di due anni, scopriamo con piacere che ci troviamo in un posto pet-friendly.

Molto ben organizzato e suddiviso in quattro stanze e la cucina comune, gli artisti trovano qui tutto ciò di cui hanno bisogno. Infatti qui possiamo trovare non solo uno spazioso atrio pronto ad accogliere gli eventi organizzati da LasciaLaScia e collaboratori, ma anche una stanza dedicata alle riunioni, una stanza adibita a laboratorio artistico con pitture e ceramica e anche un’ulteriore spazio per fare opere d’arte uniche anche con legni e materiali tridimensionali.

Ogni postazione ha un suo computer adibito con i migliori software per graphic designer, architetti, illustratori e fotografi. In un cortile davvero rustico e pieno di pace ci si ritrova subito a proprio agio con una tazza di caffè e un silenzio davvero raro in piena Milano. La parola chiave che caratterizza l’iniziativa di Laura Berni, Carola Davì, Valentina Crepladi, Silvia Pilotti e Chiara Sangalli è contaminazione. Si percepisce un’aria positiva, giovane, di piacevole determinazione e forza creativa. Una realtà che accoglie tutti in un mood professionale, ma anche molto accogliente, in cui sentirsi aperti a nuovi orizzonti artistici e respirare tutte le modalità in cui le persone possono esprimersi! Molti openday permettono di far conoscere a più gente tale realtà, il prossimo in collaborazione con IamFlowerista, una community artigiana di Milano che si terrà il 5 maggio presso LasciaLaScia, in via Carlo Boncompagni 57.

Presto anche Free Magazine inizierà una collaborazione assieme e magari nuove mostre ed eventi!

http://www.lascialascia.com

Tbs Milano : “Io non sono roba tua”, mostra collettiva dal 28 marzo al 18 aprile

dal 28 marzo al 18 aprile 2019

 TbsMilano, in via Pestalozzi 4 a Milano, ospita Io non sono roba tua, mostra pensata per combattere gli stereotipi legati alla sessualità e ai rapporti tra i generi che vede esposte opere di Valentina Angeloni, Adele Ceraudo, Paola Citterio, Claudia Ferrari e Pamela Giaroli.

Siamo quotidianamente esposti a messaggi, immagini e video sessuali in qualche modo violenti o deviati e si parla di violenza in relazione al sistema culturale, al dibattito pubblico, alla propaganda politica e al mondo del web. Accettare come normali queste situazioni dissolve il limite tra oscenità e pudore e ci trasforma in spettatori passivi della brutalizzazione di un essere umano nei confronti di un altro presunto diverso o, semplicemente, indifeso.

Per la mostra sono state scelte le opere di cinque artiste che interpretano il concetto di femminilità e ne rivelano le linee morbide, i confini fluidi e l’unicità superando quella visione dualistica della società che ancora classifica le donne (e non solo) in categorie costruendo immagini tanto pervasive quanto limitate. Riconoscere che un individuo è un essere troppo complesso per essere rinchiuso in una sola narrazione ed essere classificato secondo genere o orientamento sessuale diventa un mezzo per creare empatia e cambiare il senso etico-estetico della società.

Ogni artista accoglie la propria e altrui specificità come risorsa indispensabile nell’ affermazione ed emancipazione dal proprio spazio interiore e si slega dalla dicotomia uomo/donna del prototipo femminista per essere riconosciuta come persona. Nella pratica artistica di Adele Ceraudo il corpo è protagonista e si presta a diverse interpretazioni. La borsa di lana infeltrita secondo un gesto antico e squisitamente femminile da Paola Citterio ha un manico di ferro riciclato. Claudia Ferrari presenta un ritratto di donna dalle forme morbide e dagli occhi mascherati. La femminilità è molto liquida anche nei soggetti fotografati da Pamela Giaroli con scatti dai contorni sfumati. Infine la fotografia di Valentina Angeloni coglie la scritta This is all about trust in un loft di New York enunciando un concetto di vitale importanza.

Mostra a cura di Paola Omboni

L’inaugurazione della mostra è fissata per giovedì 28 marzo in orario 19.00-21.00; Io non sono roba tua è poi visitabile dal martedì al venerdì in orario 11.00-19.00, solo su appuntamento.

Per info 340 6372432.

  Adele Ceraudo

Adele Ceraudo nata a Cosenza è conosciuta al pubblico come LADY BIC grazie alla sua capacità di rappresentare la bellezza e la forza della donna, interamente, con la penna BIC. Il suo lavoro è riconosciuto in Italia e all’estero. Pubblicata ed invitata da Accademie di Belle Arti ed Università, Adele ha recentemente avuto la sua prima retrospettiva al Pan di Napoli

Valentina Angeloni

Valentina Angeloni incomincia a fotografare finestre nell’estate del 2003, mentre studia Interior Design alla ParsonsSchool di New York. Nel 2006 si laurea in Lettere Moderne a Milano con una tesi sui loft americani come spazi della produzione artistica. Dal 2006 al 2010 vive e lavora a New York, continuando a fotografare. valentinaangeloni.com

Paola Citterio

Paola Citterio, dopo una laurea al Naba di Milano e una carriera nel interior design e nelle scenografie teatrali, si trasferisce a New York dove si dedica alla famiglia e alla creazone di sculture. Trova il suo equilibrio estetico mescolando la tecnica di assemblaggio di ferro riciclato a quella tramandata dalle donne della sua familgia di cucire e lavorare la lana. www.paolacitterio.com

Claudia Ferrari

Claudia Ferrari pittrice informale stende colori a olio su diversi supporti precedentemente preparati con cera a freddo. La base trattata e gli spessi strati di colore applicati con le spatole creano una tela bidimensionale.
I suoi lavori nascono da un atto spontaneo e imprevedibile che si manifesta solo dopo un lungo e spesso sofferto processo di introspezione. Claudia, dopo aver partecipato ad una residenza artistica alla TbsMilano, si è trasf erita a Napoli dove si sta specializzando in arte terapia. anatomyofmylike.com

Pamela Giaroli

Pamela Giaroli è una fotografa italiana che, dopo aver studiato a Londra, si trasferisce a New York dove lavora per diversi anni come assistente dell’ artista americano Chuk Close. I soggetti delle sue fotografie sono persone reali incontrate nella vita. Ambientazioni urbane o d’ interni svelano protagonisti colti in un
momento spontaneo, quotidiano.

 

LORETTA CAPONI, A TIMELESS WONDERLAND.

Gepostet von Loretta Caponi am Mittwoch, 21. Juni 2017

Dal 1967.
Via Delle Belle Donne, 28/R, Firenze.
Non è una delle boutiques scintillanti di Sex & The City, né un paradiso delle griffes per cenerentole a Manhattan. È un luogo magico e umano; magicamente umano, umanamente magico.

Mi piace pensarlo come un posto in cui le celebrities entrino chiedendo “permesso”, perché lo spirito di una nonna, che sempre abiterà queste stanze, ricorda loro
che è buona educazione fare così.
Da fuori, curiosando nelle vetrine, quello che si percepisce davvero è molto più di un negozio; è una casa, bella e accogliente. Così bella e accogliente che ti viene da sussurrarle “lasciami entrare”. E non dubitate, se lo farete vi aprirà le sue porte.

Il primo ambiente che scoprirete sarà quello dedicato al bambino, una boutique-nursery delicata e rassicurante, decorata con cornici rotonde (fatte eseguire appositamente per ricordare le robbiane del fiorentino Spedale degli Innocenti) che contengono piccoli ricami legati all’infanzia. Tramite un porticina seminascosta, sulla destra, potrete
accedere ai laboratori, scoprendo un universo di tradizioni meravigliose e troppo spesso dimenticate: il disegno a mano libera, lo spolvero, il ricamo, la creazione sartoriale lontana dalla serialità industriale.

Camminerete sull’antico parquet, proveniente da uno chateau francese, e il suono dei vostri passi sarà accompagnato da quello di romantici scricchiolii persi nel tempo.

Arriverete al cuore della casa, un elegante trittico composto dal giardino d’inverno, lo studio della signora Lucia Caponi, e il salottino, che ospita mobili e oggetti antichi di indiscutibile fascino. Senza accorgervene, vi ritroverete nell’ambiente principale, un grande atelier open-space dove capi splendidamente eterogenei fanno mostra di
sé, ma con il silenzio e la discrezione che solo i capolavori sanno mantenere. Vi sentirete re e regine di voi stessi nei boudoirs dall’allure Belle Époque.

Non vorrete più andare via…
Tutto questo si chiama Loretta Caponi. Tutto questo è il risultato di un percorso lungo una vita intera; un percorso di amore, arte e dedizione, che la signora Loretta ha tramandato, come un dono prezioso, alle generazioni successive della
famiglia.

Sua figlia Lucia, custode di questa preziosa eredità, della quale è anche Direttrice Creativa, ha affiancato la madre mentre ancora studiava all’università. Per anni ha saputo starle accanto quasi in silenzio, imparando la sua arte.
Senza di lei, indubbiamente, il brand non sarebbe mai diventato ciò che è oggi. Suo nipote Guido, che ha gentilmente concesso questa intervista, ha iniziato da pochi anni a lavorare con la madre, e attualmente ricopre la carica di COO.

Guido, chi era Loretta Caponi?
Prima di ogni altra cosa, Loretta era mia nonna. Era una donna molto dolce, e al tempo stesso di una tempra incredibile. Ha amato tutto questo fino alla fine; anche nei suoi ultimi giorni di vita, i suoi pensieri andavano alle sue camicie da notte, alle sue camicette, ai suoi ricami.

Nacque nel 1924, come Loretta Martini. Pare che da bambina fosse molto sveglia e curiosa; fece i primi lavori all’età di cinque anni, e a nove iniziò a lavorare in un laboratorio vero e proprio. A quattordici incontrò una persona che in qualche modo le cambiò la vita, e cioè mio nonno, che aveva quattro anni di più ed era un pittore (Dino Caponi, allievo e poi intimo amico di Ottone Rosai, ndr). Grazie a lui, la nonna entrò in contatto con alcuni dei personaggi di spicco della cultura italiana del ‘900 (vale a dire Carrà, Guttuso, Ungaretti, Montale, Bilenchi, Pratolini, Bigongiari) i quali,
oltre ad essere veri e propri amici, si rivelarono anche indirettamente “utili” per il futuro, in quanto le loro mogli, compagne e amiche, conoscendo Loretta ne divennero le prime vere clienti. Non c’erano ancora delle collezioni in quanto tali; quello che lei mostrava e vendeva alle clienti era semplicemente ciò che lei aveva realizzato fino a quel
momento. Questo accadeva tra gli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60.

Come si arrivò alla prima boutique-atelier e poi, via via nel tempo, a questo posto?
Era il 1967, l’anno dopo l’alluvione. Il lavoro ormai andava abbastanza bene e la nonna decise di aprire la prima bottega. Si trovava in Borgo Ognissanti, ed era veramente minuscola: una stanzina soppalcata con una macchina da
cucire; diciamo una prima forma di laboratorio. Questa bottega aveva un’unica vetrina, piccola ovviamente, dove mia nonna espose uno dei suoi primi capi, che peraltro è ancora il più venduto: si trattava di una camicia da notte, abbastanza rivoluzionaria per l’epoca. In un momento in cui il nightwear viveva di tessuti per lo più sintetici, di colori
pastello e linee molto pulite, con al massimo un piccolo ricamo di rosellina sopra il seno, lei espose per la prima volta delle camicie taglia unica, realizzate con tessuti naturali (cotone, flanelle di cotone o leggere flanelle di lana) e con delle stampe molto pop per l’epoca. Inoltre (e questa è la vera particolarità) iniziò ad utilizzare un tipo di ricamo che
di solito era proprio degli abiti da bambino.

In quella bottega si recavano, ogni volta che soggiornavano a Firenze, la futura Paola di Liegi e Jane Fonda; si sedevano semplicemente a chiacchierare sul gradino, in tranquillità, e poi ordinavano capi da realizzare. Da lì veramente nacquero i giochi. Il lavoro aumentò in maniera straordinaria, tanto che subentrò mia madre (mentre stava
ancora studiando all’università) ad aiutare la nonna, e la bottega si spostò in un altro locale, vicinissimo al precedente, ma più grande, con maggiore spazio sia per il laboratorio. Già all’epoca iniziarono ad arrivare famiglie reali e celebrità da tutto il mondo…

Negli anni ’80 fu aggiunto, di fronte a quello, il negozio da bambini; era un bellissimo spazio, poiché si trattava di una sartoria dei primi del ‘900, ancora con i mobili originali (che abbiamo portato poi qua quando ci siamo spostati).
Nel ’92, infine, decidemmo di trasferirci nella zona attuale, che all’epoca era obbiettivamente molto sottovalutata, non era ancora “Via Tornabuoni” (non c’era nessun nome famoso a parte Hermès). Trovammo questo spazio (l’atelier attuale, ndr), senza pavimenti e con gli affreschi che cadevano a pezzi; era in parte garage, in parte deposito di pianoforti, e in parte (quella prospiciente Piazza Antinori) negozio di abiti indiani. Era in effetti uno spazio pot-pourri, in condizioni pessime, ma con un suo fascino.

Acquistammo i locali corrispondenti al garage e al deposito di pianoforti, e prendemmo in locazione l’altro. A partire da questo momento, l’attività fiorì in maniera davvero
straordinaria, perché arrivarono celebrities del calibro di Nicole Kidman, Sharon Stone, Madonna, Anthony Hopkins e tanti altri, ma senza mai perdere i “vecchi clienti”.
Poi, nel 2015, anche io ho deciso di venire a lavorare qui, e devo dire che ho creato una certa “rivoluzione” nelle dinamiche a cui era abituata la mamma, la quale a tutti gli effetti è la custode della nostra storia e delle nostre tradizioni. C’è stato un fisiologico scontro iniziale, che adesso peraltro ci divertiamo a ricordare, dopo il quale
abbiamo imparato a trovare i giusti compromessi per lavorare insieme e far crescere tutto questo.
Ad un certo punto abbiamo capito che era giunto il momento di abbandonare gli spazi che avevamo preso in locazione e di investire nei nostri, che nel 2018 sono stati rinfrescati e ri-razionalizzati. Il progetto, a cura di mio fratello, interior
designer, (Duccio Conti Caponi Studio, ndr) ha creato un circuito, un percorso, attorno a questo “trittico”: lo studio della mamma, il giardino d’inverno (che per noi era molto importante, vista la passione della nonna e della mamma per i giardini) e il salottino, nel quale abbiamo portato un po’ di giardino, tramite gli affreschi che abbiamo fatto
realizzare da Francesca Guicciardini.

Il negozio per bambini e il salottino non esistevano come tali; sono stati fatti creare ex-novo, perché prima erano due laboratori. A proposito di laboratori, quello che abbiamo tutti voluto fortemente è stato renderli visibili all’interno di questo percorso, perché rappresentano l’essenza stessa della nostra
storia; infatti non abbiamo mai pensato neppure per un attimo di trasformare gli spazi-laboratorio in spazi-negozio.
Che cosa può raccontarmi, invece, di sua madre?
Semplicemente, devo dire che mia madre è straordinaria, perché ha fuso in sé due anime, quella della nonna e quella del nonno. Questo si vede molto nei ricami: il ricamo, così come lo intendiamo anche noi, può vivere o morire in relazione a un solo filo.

Può morire se si sbaglia una tonalità, perché questo fa “calare” tutto il colore, ma può vivere incredibilmente se la tonalità scelta è quella giusta. Non è una questione di tentativi, sono qualità che si allenano e si formano nel corso degli anni e dell’esperienza. In questo mia madre ha acquisito una capacità quasi pittorica, riesce a comporre il disegno come se avesse una tavolozza di colori: guarda i singoli fili e riesce a vederli già insieme.
Oltre a questo devo dire che senza di lei io non avrei mai avuto la fortuna di lavorare qui, di vivere la nostra realtà, cercando di esportarla nel mondo. È stata capace di tenere in vita le peculiarità intrinseche del proprio lavoro, e l’essenza del nostro marchio, nonostante le forti pressioni esterne e anche le mie; ha saputo accettare e affrontare il
cambiamento, ma non ha mai permesso a quest’ultimo di intaccare la qualità e i valori del brand.

È quindi grazie a lei se oggi, nel nostro piccolo, riusciamo a far conoscere al mondo le bellezze del nostro artigianato, del ricamo e della sartoria, e ad attirare anche “giganti” come MatchesFashion.com, con il quale abbiamo appena iniziato a lavorare.
Oggi come si relaziona Loretta Caponi con il mercato internazionale della moda?
Ciò che ho cercato di fare, da quando sono venuto a lavorare qui, è stato lavorare per sviluppare quello che secondo me è il potenziale straordinario delle nostre tradizioni (intese non solo come tradizioni di Loretta Caponi in senso stretto, ma toscane e italiane); abbiamo un savoir-faire di manualità pazzesco e un archivio di realizzazioni
straordinarie che, se lette e fatte leggere in chiave più contemporanea, possono essere apprezzate da un pubblico più ampio (certo, pur sempre niche, ma in ogni caso più ampio).

Noi per cinquanta anni abbiamo lavorato esclusivamente sul su misura, su capi realizzati appositamente per le/i clienti, salvo alcune richieste di distribuzione nell’arco degli
anni ’70 e all’inizio degli ’80, ma comunque si trattava di ordini speciali per Barneys o Bergdorf Goodman, o ancora le boutiques di Christian Dior e Nina Ricci in Faubourg Saint-Honoré a Parigi; era molto diverso da ciò che intendiamo oggi con il concetto di distribuzione. In generale posso dire che il cliente storico che si reca qui di solito
desidera le cose come sono sempre state fatte; conosce un certo heritage e sa esattamente cosa vuole ritrovare, quali emozioni e sensazioni vuole mantenere vive.

Il cliente più nuovo spesso è estraneo a tutto questo e deve essere conquistato, a volte “educato” se vogliamo. Oggi facciamo anche distribuzione, ma sempre e comunque niche, ed in locations abbastanza mirate; sicuramente in senso non massificato. La supportiamo anche attraverso trunk shows in giro per il mondo. Laddove abbiamo una piccola distribuzione, la seguiamo realizzando eventi mirati, diretti al cliente
finale e alla stampa, creando un piccolo bacino di “affezionati”, e soprattutto generando un effetto passaparola, che da sempre è la forma di marketing più efficace.

Veniamo da anni “di test”, durante i quali abbiamo trovato interessanti partner in giro per il mondo (Joyce e The Swank a Hong Kong, Mary Mahoney a Palm Beach, Eleven Monte Carlo; abbiamo lavorato anche con Rinascente); ora lanceremo diverse altre collaborazioni, ad esempio quella con Moda Operandi a New York, che è di grande
importanza perché l’America è da sempre il nostro mercato principe. Lavoriamo anche con Cutter Brooks Shop di Londra, al quale siamo molto affezionati e quindi fedeli, poiché una parte della rivalutazione che il mondo della moda ha fatto nei nostri confronti ultimamente è avvenuta grazie al loro endorsement. Adesso stiamo esplorando il mercato del Far East; alla fine di marzo, ad esempio, sarò a Singapore e Jakarta.
In generale posso dire che noi seguiamo i mercati semplicemente seguendone i ritmi; non i dettami, non le mode.
Facciamo due sole collezioni all’anno, primavera-estate e autunno inverno; non avrebbe senso farne di più, non sarebbe nemmeno in linea con la nostra brand identity.
Un’utima cosa.

Se dovesse scegliere una sola parola per raccontare, per esprimere tutto questo, che parola sarebbe?
“Timeless”. E non per designare un tempo propriamente fermo, che potrebbe anche suscitare l’idea di una qualche condizione di stallo; tutto questo è senza tempo poiché è piacevolmente sospeso nel tempo, e in un certo senso può anche disporre di esso.
Alla fine di tutto questo, posso solo aggiungere poche parole. Loretta Caponi è stata una persona curiosa, avventurosa; una Alice che si è costruita da sola il Paese delle Meraviglie, cucendolo e ricamandolo con le proprie mani. È un paese dove ognuno è benvenuto, e in cui è concesso il lusso di perdersi…

La bellezza salverà il mondo. Fëdor Dostoevskij
Puoi imparare tante cose dai fiori… Lewis Carrol
Loretta Caponi is the finest store in all of Italy. Sir Anthony Hopkins

WWW.LORETTACAPONI.COM

A cura di

Lara Fiorillo Coffe & Fashion

Steve Fortunato incontra Fabio Treves

Milanese, 70 anni, segni particolari 45 anni da bluesman e non sentirli
Ha suonato con storici musicisti come Frank Zappa, Chuck Leavell, Billy Gibbons, Buddy Whittington… tanto per fare qualche nome. Doveva accompagnare in un pezzo Mike Bloomfield e alla fine è rimasto sul palco a  suonare con lui per tutto il concerto.
Nel 2015 con la sua band ha accompagnato il tour italiano dei Deep Purple e nel 2017, al Circo Massimo, ha fatto da apertura a Bruce Springsteen.
In Italia ha collaborato alle incisioni di molti nomi noti, Mina, Fortis, Elio e le Storie Tese, Branduardi, Vecchioni, Bertoli, Finardi, Cocciante, i Pooh, Ivan Graziani…e l’elenco è lunghissimo.

“Un anno ho anche fatto parte del coro di Fausto Leali a Sanremo” confessa inarcando le sopracciglia.

E’ lunga da raccontare la storia di questo immenso musicista, che da 45 anni soffia in quell’armonica che è al tempo stesso il suo grande amore, la sua coperta di Linus, la sua anima, la sua potente “arma” per comunicare e conquistare il pubblico.
Il suo nome non figura negli annali dei festival della canzone. Non trovate i suoi dischi nelle classifiche.

Questo “ragazzo”, che a fine anno compirà 70 anni, di nome fa Fabio Treves ed è l’unico, autentico, grande bluesman italiano.
Così, capita che abitiamo a poche centinaia di metri l‘uno dall’altro. Ci si incontra, ci si saluta, si fanno due chiacchiere. Lui si ferma di continuo a salutare o ad affacciarsi in qualche bottega, perché lui è così, affabile, cordiale e gentile con tutti.
Con lui non ha senso l’idea della classica intervista “a domanda risponde”, perché la personalità e il vissuto
di Fabio Treves sono travolgenti, la sua energia è esplosiva e, come la sua musica, arriva dritta dritta.
“Ero già appassionato di blues negli anni ‘60. A Milano non trovavi notizie, riviste, dischi. Andavo a comprarli a Lugano.

Mi sono avvicinato alla musica di John Mayall, di Alexis Korner e da lì sono andato a ritroso alla scoperta delle origini della musica nera.
Negli anni ‘70 la musica alternativa alla melodia italiana, sull’onda di quanto arrivava dall’estero, era il progressive, il rock, la musica di protesta, il jazz d’avanguardia. Volevo fare musica e ho deciso di inserirmi nel cambiamento musicale che era in atto, proponendo una musica diversa dalle altre, innovativa. Ho seguito la mia passione, ho scelto il blues.
Nel 1974 è nata la Treves Blues Band. Non è stato facile perché non era musica di appeal, non c’erano giornalisti appassionati di blues che ne scrivessero e lo diffondessero. Fai jazz mi chiedevano. No blues. Si la stessa roba, mi dicevano alzando le spalle.
Il primo album della Treves Blues Band è del 1976. Lo abbiamo registrato in un pomeriggio, in modo molto artigianale, semplice, istintivo.
Nel 1978, Renzo Arbore mi ha chiamato in Rai a L’altra Domenica e mi ha fatto conoscere alla gente.
Non mi sembra vero che siano passati così tanti anni”.
Però non dai l’impressione di avere rimpianti tipo “Se fossi nato sulle rive del Mississippi o a Chicago”.
“Sono ampiamente soddisfatto di quello che ho fatto. Diffondere il blues è per me una missione.

Ho suonato blues con grandi musicisti, dei miti. Ho ideato e organizzato rassegne blues che sono cresciute e oggi sono eventi internazionali.
Sono orgoglioso di essere chiamato nelle scuole, nelle università a portare la mia esperienza, a parlare di musica ai giovani.
Ma soprattutto sono fiero di aver portato il blues nei posti dove c’è davvero sofferenza. Musica di solidarietà, di terapia, senza proclami, senza pubblicità, in sordina come mia abitudine”.
Cos’è blues?
“Blues non è solo musica. E’ uno stato d’animo, è l’espressione della vita di ognuno, di ogni istante, di ogni situazione.
Tutta la musica è blues, eseguito in modo diverso, con diversi strumenti e ritmi ma è sempre blues. Non è l’etichetta che fa la musica. Il blues va aldilà delle etichette”.
Una musica un po’ di altri tempi però.

“Al contrario! I blues di Bessie Smith registrati nel 1927, quasi cento anni fa, già raccontavano di violenza domestica.
Così come Robert Johnson, le work songs parlavano di soprusi, segregazione, carcere, violenza, droga, disperazione.
Temi più attuali che mai”.
Il tuo modo di fare musica è istintivo, passionale. Com’è il tuo rapporto con la sala d’incisione?
“Farei duecento concerti piuttosto che registrare un disco.
E difatti ho inciso diversi album live. Io eseguo istintivamente, non rifaccio, per me è buona la prima.
Altrimenti viene un’altra cosa.
Dal vivo mi esalto quando a un certo punto ci guardiamo tra di noi, fermiamo tutto e con pochi strumenti acustici improvvisiamo un blues vecchio di ottant’anni e la gente impazzisce con noi”.
L’impressione che trasmetti è di serenità. Di una persona onesta, sincera.
“A 70 anni ho ancora voglia di farmi ore e ore col furgone, per andare in giro a suonare.
Mi dedico molto alla promozione dei concerti. Non ho un ufficio stampa, una segretaria, un manager.
Faccio tutto da solo. Se mi scrivi o mi telefoni ti rispondo io. Mi piace avere un contatto diretto con il pubblico. La gente queste cose le apprezza, le comprende”.
Ti hanno affibbiato l’appellativo di “Puma di Lambrate”. Cos’è importante per il Puma?
L’emozione. Credo valga non solo per un musicista ma per qualsiasi artista. L’emozione ti cattura, ti coinvolge, ti fa perdere la cognizione del tempo. Mi dà orgoglio quando nei concerti la gente non si accorge che abbiamo suonato per due ore e ne vuole ancora, non gli basta.

E quando viene qualcuno che non ci conosce o giovanissimi che scoprono il blues e se ne innamorano, è un’emozione ancora più forte, è magia.
Confessa dai, prima o poi ti vedremo nelle vesti di giudice in un talent.
“No per carità. Il concetto di fondo sbagliato è che la bravura sia legata alla vittoria, al somigliare a cantanti famosi.

Se i parametri sono questi, arriverà prima o poi qualcuno più bravo di te e scomparirai.
Dai talent escono interpreti, bravi, bravissimi ma non musicisti”.
Per festeggiare il compleanno hai promosso un nuovo tour “70 in Blues”. Il prossimo appuntamento?
“Apriremo la prima serata di Milano Blues Sessions, in programma il 3 e 4 maggio al teatro San Babila di Milano.


E poi tante serate in tutta Italia. Un segno che il blues mi ha portato buono”.
E come dice il Puma, l’emozione fa perdere la cognizione del tempo. Dovevamo vederci una mezzoretta per una chiacchierata e dopo quasi due ore siamo ancora qui al tavolino del bar. Ma é inevitabile. Fabio Treves di emozione ne suscita tanta, con i suoi aneddoti di “quella volta che…”, le riflessioni, con i “ti ricordi…” e i nomi di musicisti, di gruppi, di brani snocciolati come grani di un rosario di storia della musica.
E così capita che questo pomeriggio è passato tra malinconia, nostalgia, ma anche energia ed esaltazione…
ma forse è solo blues!

Fabio Treves in radio: ideatore e conduttore di Life in blues, dal lunedì al venerdì su Lifegate
Sul web: www.trevesbluesband.com dove potete anche vedere una ampia gallery di foto storiche con grandi personaggi della musica.

Steve Fortunato

Intervista pubblicata in collaborazione con

www.postgarage.club

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