Eravamo abituati a rimanere interdetti al primo approccio verso un’opera artistica o di design di origine orientale. Poi le linee essenziali, il minimalismo che non fanno parte della nostra anima latina ci hanno conquistati, ci siamo avvicinati, abbiamo imparato ad apprezzare e a goderne.

Invece, l’espressività artistica di Tomoko Nagao, giapponese di nascita e milanese di adozione, passando per studi londinesi, non colpisce per l’essenzialità bensì l’esplosione di colori, l’utilizzo di una miriade di sfumature, l’ingenuità che a prima vista caratterizza ogni suo lavoro e che rendono tutto Kawai, vale a dire carino, amorevole, ingenuo con una traduzione approssimata perché non esiste un termine analogo in italiano.

Non solo, nelle opere di Tomoko Nagao, le radici culturali giapponesi, emergono attraverso una profonda influenza derivante dal Superflat, il movimento artistico postmoderno, influenzato dai manga e dagli anime, fondato dall’artista giapponese Takashi Murakami.

Super Flat, il super piatto come esasperazione della mono dimensione, della mancanza di prospettiva e Kawai sono puro estetismo”.

L’artista parte da questi stili espressivi, dai miti della cultura manga, li manipola, li interpreta, e li contamina con le icone della grande arte occidentale, seguendo gli schemi e le ispirazioni della Pop Art.

Elemento comune di queste correnti artistiche è il “popular” che porta l’opera d’arte nella realtà e dalla realtà è influenzata e stimolata.

La mia è una comunicazione molto immediata, facilmente comprensibile, che attira l’attenzione di chi guarda, senza richiedergli apparentemente un impegno specifico, una concentrazione.

In Giappone l’animazione manga ha fatto da traino a forme espressive diverse e ha fatto crescere molto il simbolismo ed è in questo senso che mi esprimo”.

Ma nelle opere di Tomoko Nagao, la cultura e il simbolismo orientale sono lo strumento attraverso cui affrontare e rappresentare la cultura occidentale. Le icone della cultura classica dell’Occidente vengono trasposte, modificate, rivissute e reinterpretate, diventano segnali forti, comunicazione diretta.

E così ecco la rivisitazione di opere famose come Il quarto Stato, L’ultima cena, la figura della Venere di Botticelli.

E anche la serie Flowers che prende spunto dai classici vasi di fiori fiamminghi, con particolare riferimento a Jan Brueghel per trasformarli secondo la visione di Tomoko Nagao.

Fino alla particolarità della serie Salomé, in cui la rappresentazione di una testa di donna Kawai, ribalta completamente la classica iconografia con cui siamo abituati a vedere raffigurata la Salomè di Caravaggio.

“Per me la Salomè che regge sul piatto la testa mozzata di San Giovanni Battista non è solo carnefice ma anche vittima. E oggi la donna è quanto mai vittima del mondo, della società, delle culture dominanti”. Una rappresentazione meno cruenta in apparenza, ma con una visione dissacrante e altrettanto tragica.

Gli oggetti, i simboli del consumismo, del fast sono una presenza costante che riflette l’oggi, non fine a sè stessa ma come termine del passato, riassunto di quel tutto che fa parte della storia dell’umanità, traendo spunti e segnali ad oriente così come ad occidente.

Io mi sono sempre dedicata all’arte, sin dai miei studi è stato il mio impegno costante

Oriente, nord Europa e cultura latina…passato, presente, classico, pop, manga, Kawai… c’è tutto nelle opere di questa artista che sa interpretare e rappresentare in modo personale ed eccentrico tutte le influenze che fanno parte sia della sua cultura orientale che di quella occidentale. Le esperienze personali di madre artista calata nel contesto italiano, il giudizio sulla società contemporanea, rimangono sullo sfondo, non sono il principale scopo dell’impegno artistico, in una visione quasi nichilista della realtà.

Da artista, ma anche da madre, osservo la realtà, la trasferisco, non la enfatizzo non giudico e non condanno. Non so come sarà il futuro e non intendo immaginarlo o cercare di indovinare come sarà.

Fermo quello che vedo, nel suo presente

Certamente non si rimane indifferenti e se da parte dell’artista non c’è un giudizio esibito, una critica aperta, c’è sicuramente lo stimolo a riflettere, spesso racchiuso nel campo del simbolo. In modo garbato, sottile.

Perché di fronte all’opera di Tomoko Nagao, si è immediatamente attratti dalla bellezza, dalla varietà dei colori, dall’effetto visivo sia che venga dato da una struttura complessa dell’opera con tante figure, piani e oggetti diversi, sia che si tratti di un unico soggetto protagonista dell’opera stessa.

E questo è il primo piano, quello più “popolare”, ciò che ammalia istintivamente dei suoi lavori. Ma poi c’è un richiamo invisibile, silenzioso che invita l’osservatore ad andare oltre, ad analizzare ogni singola figura, a scendere sempre più nel profondo dell’insieme, a lasciarsi catturare dalle sfumature, dalle variazioni cromatiche che si susseguono, dal tratto ora netto ora accennato ora sfumato.

Ogni dettaglio rivela emozioni, linguaggi, espressioni che lanciano un segnale.

La bellezza, il Kawai, serve per catturare l’attenzione e indirizzarla verso messaggi più profondi, duri, crudi: la coscienza della precarietà della vita, l’horror vacui, il profondo senso di morte che ogni giorno sottoponiamo a un abile camouflage con prodotti per il corpo, le creme antirughe o per la pulizia della casa”.

Ecco allora che la trasposizione manga di icone del passato e del presente come i sacchetti Esselunga, i baci Perugina, l’aereo Easy Jet non sono posti a caso accanto alle icone dell’arte classica bensì rappresentano precisi riferimenti che guidano nel viaggio di scoperta di ogni opera.

Non è un’arte urlata la mia. Non voglio shoccare o sconvolgere” ma dietro a quella apparente bellezza che non impaurisce ma avvicina, che invita, il rosso è sangue, il giallo è dramma, il blu è ineluttabilità.

E allora i suoi messaggi, il suo richiamo a riflettere diventano più vigorosi e determinati. Più ascoltati e duraturi perché rimangono impressi negli occhi e nella mente di chi guarda.

E’ stimolante addentrarsi nella scoperta dei suoi lavori, nei quali coesistono tecnica ed istintività, come essenza del processo realizzativo.

www.tomokonagao.info

Scritto da

Steve Fortunato