Raniero Menin – Quell’incisiva sutura fra Immanente ed Assoluto
L’opera pittorica di Raniero Menin si muove costantemente fra superficie ed interiorità, prendendo vita da un realismo che lascia ampio spazio al simbolo, all’indagine psicologica e sociale del rappresentato.

Elemento cardine della sua arte è la figura, esplorata e come messa alla prova in tutte le sue potenzialità espressive. In principio la costrizione delle corde, ne evidenzia e sottolinea l’aspetto plastico, scultoreo ed estetico. Inoltre troviamo la legatura emblematica dei condizionamenti interpersonali, di classe, di genere, che tuttora affliggono e opprimono l’uomo, ancor prima che strumento atto ad accentuarne la sensualità e l’erotismo, “Eros” e “Tanathos”, impulso di morte e di vita secondo le teorizzazioni di Freud e i principi determinanti ogni aspetto dell’agire umano.

Per giungere fino alle più attuali “sineddoche”, riprendendo la figura retorica che indica “la parte per il tutto”: porzioni di corpi atti a significare l’intero, ma anche l’intuibile motivazione sottostante ad una peculiare posa, uno sguardo, un taglio caratteristico, quasi un codice cifrato per immagini.

Tutto procede sul doppio piano della raffigurazione realistica e degli accenni – nel riuso del materiale, negli esempi più recenti la tela di juta – alle correnti del Cubismo, dell’Arte Povera, dell’Informale e del Concettuale, come talvolta dal libero diffondersi del colore a macchie, oltre il disegno, fino all’emergere della trama che evidenzia il lavorio sapiente intorno ai profili, alle connotazioni fisionomiche, alle rughe e alle pieghe dei volti. Questi caratterizzano e incidono, così come, nelle opere recenti, i tagli, le suture e le scritte preesistenti, prefigurando un’altra realtà oltre il soggetto, un ulteriore presupposto interpretativo e dimensionale, sempre possibile.
Maria Palladino – Critico d’arte e curatrice

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