Gianni Dorigo – Visione oltre lo schermo
La pratica artistica di Gianni Dorigo si configura fin dagli esordi, agli inizi degli anni ’70, come un esercizio di rottura: di canoni, schemi prefigurati, procedimenti materiali e concettuali del fare arte, seppur muovendo dalla figurazione tradizionale in prima istanza, dal Surrealismo, all’Informale, materico e segnico.

L’artista si concentra successivamente sull’incisione e la creazione di “oggetti d’arte”, quali i “Teatrini” e libri d’artista, atti a consentire al fruitore di spaziare attraverso stilemi e motivi componenti un codice visivo che si propone di essere sinestetico, fondendo stimoli di diversa natura ed origine.
La tecnica si avvia poi a divenire polistratificata e poliforme, generandosi da accumulazioni materiche differenti, con un richiamo al Nouveau Rèalisme, in un’ottica assemblativa e spazialista.

A partire dall’idea originaria, attraverso lo svolgimento espressivo del tema proposto (da oltre un ventennio soprattutto il cinema, perlopiù settoriale, di differente nazionalità), fino alla risoluzione che configura un tutto unico, dipanantesi in una poliedricità di nuclei significanti, fatti di colore, segno, inserimenti di materiali di più varia derivazione.

La parola e ogni singolo grafema, richiamando le pratiche del Lettrisme e della Poesia Visiva, prescindendo in primis dal contenuto, divengono essi stessi materia viva attraverso la quale il lavoro si struttura e acquista sembianza esteticamente rilevante, e quindi vitale, poliedrica riappropriazione del senso.
 Maria Palladino