Fabrizio Musa, (Como 1971) vive e lavora tra Como e New York.

 

Ho conosciuto Fabrizio 3 anni fa nel suo studio a Como,varcando la porta del suo mondo, in netto contrasto con il colore solitamente scelto da lui per le sue opere, il bianco e il nero, la sensazione è stata quella di entrare in un universo fantastico, e questo perchè Fabrizio , oltre ad essere un Artista è un collezionista d’arte, e amante della Pop Art e del Cinema ( molte delle sue opere sono ispirate a cult movie e icone del Cinema )

   

   

Fin dal suo esordio artistico, nella seconda metà degli anni Novanta, ha contaminato le tecniche pittoriche più tradizionali con le nuove tecnologie.
E’ attribuito a Fabrizio Musa il termine “Scanner Art” per definire il particolare procedimento con cui realizza le sue opere.
Utilizzando lo scanner, trasforma le sue fotografie in file txt ,ottenendo una riduzione della definizione dell’immagine, reinterpretata in un secondo tempo manualmente attraverso una pittura in bianco e nero, con rari accenni di altre tinte.
Questo suo metodo di lavoro in più di un occasione è stato associato e legato all’architettura.

Dal 2008 collabora con l’architetto Mario Botta in un progetto di rielaborazione pittorica delle sue architetture realizzatosi poi in diverse mostre.

Per meglio comprendere questo Binomio “Artistico” tra Arte e Architettura lasciamo spazio alla parole di Mario Botta:

“Musa studia il linguaggio dell’architettura traducendolo in modo autonomo sulla tela, facendolo cioè diventare linguaggio pittorico a tutti gli effetti, con risultati che sorprendono, lavora sulla luce come io lavoro sull’organizzazione dello spazio architettonico, riporta nel suo bianco e nero i risultati delle ombre nate dal contesto tridimensionale dell’opera.

Ed è per me una sorta di verifica della “tenuta” dei miei lavori: l’architettura è sempre stata pensata come spazio, come struttura tridimensionale, e vederla “appiattita” sulla tela è una lettura che non avevo mai immaginato. La sorpresa è che questo tipo di lettura permette di “immaginare” la terza dimensione, che viene però offerta bidimensionalmente, come una cartografia, una radiografia in positivo tra luce ed ombra, con risultati poetici.”

     

 

In questa ultima foto osservate bene : siamo in centro a Como, il palazzo di sinistra è un semplice muro, una parete vuota, dove Fabrizio Musa ha disegnato, ricreando profondità e prospettiva.

Potremmo elencare le innumerevoli mostre personali e collettive che lo hanno visto protagonista, e i vari riconoscimenti in Italia e in U.S.A., in special modo NY , la sua seconda casa, città dove Fabrizio ha estimatori e collezionisti oltre che galleristi che lo seguono da tempo, ma abbiamo preferito dare spazio alle sue opere..

http://www.fabriziomusa.com