Partiamo dal presupposto che “Lo scopo dell’arte non è stupire, ma emozionare.

Oggi si cerca di stupire sempre di più. Ma l’arte non è fatta per stupire. L’arte è fatta per persuadere, coinvolgere, convincere.

E questo coinvolgimento deve perdurare nel tempo, pur con tutte le sue evoluzioni.

Quando vedi un quadro, questo ti emoziona sempre e comunque. Quando ascolti un brano musicale che ami, continui a risentirlo e ad emozionarti”.

L’arte come creazione non è un mezzo, ma un fine.

L’arte è disinteressata e colui che crea non ha altri obiettivi, nel momento in cui crea, che l’espressione del mondo che si agita dentro di lui; quando crea, non pensa a fini morali o sociali o politici o religiosi; se lo facesse, non sarebbe più un libero creatore di arte. Le discussioni sulla dipendenza dell’arte da altre discipline (politica, morale etc.) non ha senso, l’arte è indipendente da esse, il suo principio non dipende da un’altra attività.

L’arte è spiritualità e come tale si distingue dal mondo fisico, l’arte è intuizione e perciò si distingue dall’attività pratica, morale e concettuale. Dal mio punto di vista, come dice Benedetto Croce, non ci devono essere distinzioni di genere. In effetti l’arte, in forza della sua essenza spirituale, si distingue da tutto ciò che appartiene al mondo fisico. I lavori artistici sono fatti per entrare attraverso i pori.

La comunicazione è una costante di tutte le arti, indipendentemente dalla tecnica e dall’approccio.
L’opera si presenta da sé. I vari e diversi generi artistici hanno in ogni caso una caratteristica eguale e comune: il risultato, cioè il godimento da parte del fruitore.

Lo scopo della mia arte è stimolare la condizione spirituale dell’osservatore trasmettendo emozioni positive, gioia, serenità. Un po’ come se le emozioni fossero elettroni che gravitano attorno al nucleo della spiritualità. La sola arte di cui mi accontento è quella che si eleva dall’inquietudine per arrivare alla serenità”.

LA VERA ARTE E’ NEGLI OCCHI DI CHI SMETTE DI GUARDARE E INIZIA A SENTIRE