La pittura di C0110 rapisce l’attenzione grazie a due elementi caratterizzanti: l’accumularsi quasi ossessivo, pervasivo, dei particolari decorativi che si diffondono su copricapi e vesti a incorniciare i volti, che sono in realtà protagonisti, ma che si rivelano ad un’indagine più minuziosa come comprimari; la leggerezza e ariosità – per contro ad una tale corposità di temi e motivi diffusi nella composizione – della pittura, la quale grazie alla qualità dissolvente e sfumante degli inchiostri e dei colori acquerellabili e la fluidità corposa e aromatica del caffè – quel tono terreo che declinandosi dà materia ai volti, alle imperfezioni della pelle e alle rughe – creano geografie del vissuto.

Ed è ad un vissuto personale che C0110 si richiama ad un primo livello di osservazione, il quale allargando la prospettiva diviene universale: in quanto l’arte è essenzialmente comunicazione e soprattutto emozione, empatia, mira a suscitare reazioni che possano portare ad una rivelazione, un’epifania interiore che testimoni della profonda connessione esistente fra ogni minimo componente questo universo, come per ciascuno di quelli possibili, ovvero infiniti.

All’apice di un percorso visionario in cui si susseguono citazioni che attuano altresì un richiamo alla mistica e alla filosofia, alla durezza e immediatezza del procedimento incisorio, al Surrealismo e alla visionarietà romantica e decadente, come anche ai codici miniati medievali, ai comics, alla Graffiti Art anni ’80, ai supereroi e alle scoperte spaziali.

Personaggi fantastici creano echi immaginifici, conducendoci per mano attraverso tutta una serie di reminiscenze letterarie: dal Barone di Münchhausen ad Alice nel Paese delle Meraviglie, dall’epica cavalleresca ai Viaggi di Gulliver, al Visconte Dimezzato, a Gargantua e Pantagruel, fino a Henry Miller e alla beat generation. Perché l’artista è un bambino che ha bisogno di non crescere al fine di poter conservare intatto il suo mondo. E concentrare l’attenzione su se stesso, come fanno i bambini, può non essere un ostacolo ma una porta, un’ingresso, alla scoperta e al riconoscimento delle somiglianze, della dignità, del valore e della libertà, che fanno l’integrità di ogni essere umano.
Maria Palladino – critico d’arte e curatrice

www.c0110.it